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Atalanta, l’importanza di chiamarsi Remo. Petagna-Cornelius assenti giustificati

Non è di certo la prima volta che l’Atalanta “inciampa” in campionato prima di un importante sfida di coppa, ma questa volta  la testa non c’entra. Sicuramente  la partita di Dortmund può aver influito inconsciamente, ma in minima parte, visto che a decidere il match di Crotone sono state le condizioni atmosferiche. Sia chiaro, lungi da me giustificarmi come un Mazzarri qualunque, ma questa volta è doveroso fare un cenno alle condizioni non ottimali del campo dell’Ezio Scida ( per usare un eufemismo). Entrambe hanno faticato a costruire azioni da gioco importanti ( come giusto che fosse), ma si sa che in questi casi è sempre la squadra più tecnica a risentirne. Probabilmente anche Gomez avrebbe trovato molti ostacoli sul piano tecnico, dunque non si può di certo biasimare la prestazione di un Ilicic non straripante come altre volte, ma tutto sommato dignitoso. L’assenza dal 1′ di Freuler ha di fatto incanalato la partita nella giusta direzione per i padroni di casa che hanno fatto di necessità virtù, approfittando della pesantezza del campo per arginare la manovra del centrocampo nerazzurro e ripartendo sulle fasce, mettendo in serie difficoltà due Spinazzola e Hateboer completamente spaesati. Vero è che Gasperini ha dovuto ridisegnare in poco tempo la formazione titolare per via dell’attacco febbrile del centrocampista svizzero, facendo esordire dal primo minuto l’inedita e possente coppia d’attacco Petagna-Cornelius, poco cercati e diciamoci la verità, anche poco utili larghi sulle corsie, ma ci sarà modo più avanti di ritentare l’esperimento. L’acutezza tattica e inaspettata di Zenga ha costretto l’allenatore piemontese a schierare obtorto collo un Freuler a mezzo servizio che però si è rivelato più in palla e a tratti decisivo di due Cristante e De Roon in netta difficoltà. Entra il metronomo e la banda Gasperini incomincia a prendere ritmo e convinzione dei propri mezzi, portando il Crotone a chiudersi nel finale nella propria area dove quasi allo scadere Palomino riesce a buttare in rete la palla del definitivo pareggio. Insomma, in questo caso più che mai, il match si è giocato soprattutto a centrocampo, dandoci la certezza dell’imprescindibilità dello svizzero, non solo per le doti tecniche ma soprattutto psicologiche che lo stanno trasformando sempre più in leader silenzioso. E se neanche con la febbre Gasperini ci rinuncia, un motivo ci sarà.

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Marco Alborghetti

The author Marco Alborghetti

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