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Editoriale

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La Dea sorride, l’aritmetica non ancora

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Fino all’ultimo respiro. Nessun pareggio fu così ben voluto come quello di ieri sera. L’acerrima rivalità sportiva tra i rossoneri e gli orobici ha radici storiche, geografiche, ma anche “politiche”, visto il gemellaggio con i cugini bresciani, la nemesi per eccellenza della  città nerazzurra. A rendere ancor più intenso lo scontro dell’Atleti Azzurri ci ha pensato la pioggia, scatenando un nervosismo di massa che ha notevolmente influito sugli umori di arbitro, giocatori e tifosi. Su un campo reso pesante dal diluvio abbattutosi nell’arco dell’intero match, entrambe hanno provato fino alla fine a lottare per i 3 punti, ma a risentirne sono stati lo spettacolo e i giocatori tecnici, soprattutto nel primo tempo. Nella seconda frazione, la Dea ha provato a scuotersi e in varie occasioni ha messo in difficoltà la retroguardia meneghina, senza però affondare. Nel momento migliore della Dea, ecco che ha colpire ci pensa il Diavolo che grazie ad un destro chirurgico nell’angolo dell’ex di turno Kessie porta in vantaggio i ragazzi allenati da Gattuso. Tutto perduto? Niente affatto, perché solo chi non conosce Gasperini pensa che si possa arrendere così facilmente, e così come da copione, il tecnico nerazzurro per mezzo del suo vice Gritti sfodera l’asso Ilicic, ridando vivacità e imprevedibilità ad una squadra provata ma mai doma. E proprio dai piedi dello sloveno partirà quel cross che Masiello sul secondo palo scaraventerà in porta in piena zona Cesarini ( con la ben accetta papera di Donnarumma). Pareggio giusto tutto sommato, forse stretto visto le premesse, ma diventato manna dal cielo per come si era messa in campo,e che soprattutto avvicina ancora di più la Dea all’ennesima qualificazione in EL. Se il Milan infatti con questo pareggio è sicuro della sua qualificazione, l’Atalanta rimane ancora padrona del proprio destino. Facciamo due calcoli: la vittoria alla Sardegna Arena garantirebbe al 100% il piazzamento europeo, ma per sapere quale, bisognerà aspettare l’esito di Milan-Fiorentina. In caso di pareggio e di concomitante vittoria fiorentina, per effetto degli scontri diretti sarebbe proprio la Dea a passare alla fase a gironi. In caso contrario, la differenza reti di 7 gol con i Viola ci garantirebbe i preliminari . L’altra faccia meno probabile della medaglia prevede pure una clamorosa esclusione della Dea dalla prossima EL: per arrivare ottavi, la Dea dovrebbe perdere ampiamente a Cagliari e contemporaneamente la Fiorentina vincere largamente a San Siro. La matematica si sa, non è un’opinione, ma questo non ditelo a Gasperini.

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AtalantaEditorialeHellas VeronaPrimo PianoSerie A

L’Atalanta fa cinquina. Un Ilicic da playstation trascina la Dea alle porte dell’Europa

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Lo show è servito. Dopo la sconfitta dell’Allianz Arena, la Dea ritrova la vittoria in campionato, e lo fa infliggendo una severa “manita” all’Hellas Verona. I prodromi della giornata perfetta si erano già visti qualche ora prima a Genova, dove un Icardi in versione deluxe aveva letteralmente ridicolizzato con un poker storico proprio quella Sampdoria diretta concorrente della squadra orobica per un posto in EL. La fortuna ha fatto il suo dovere, ma anche la Dea ha adempiuto in modo impeccabile al suo compito, agganciando ( e superando per via della differenza reti) i blucerchiati a quota 44 punti, ritornando di diritto dove le compete, perché quando offri una prestazione perfetta e sciorini un calcio spumeggiante, le ambizioni non possono che di un certo livello. Diciamocelo, le parole alla vigilia di Gasperini sono state pura pretattica, perché poi in campo la qualità dei singoli l’ha fatta da padrona. L’ambizione porta ispirazione, in particolare a Josip Ilicic, vero mattatore del match di Verona, con una tripletta che gli consente di prendere un bel 10 in pagella, 1o come come il numero di gol siglati in campionato, eguagliando il record di reti segnate in Serie A ai tempi del Palermo. Lo sloveno ancora una volta si dimostra inafferrabile e a sprazzi appartenere ad un’altra categoria, perché quando si accende il suo genio, è difficile eguagliare il suo estro. Fisicità, estro, visione di gioco: tutte qualità che da sempre lo accompagnano, ma che senza costanza hanno fatto fatica ad esplodere, ma con Gasperini come mentore, lo sloveno ha saputo come rilanciarsi e finalmente dimostrare il suo valore. Non è stata solo la giornata di Ilicic, perché paradossalmente la notizia più importante di giornata per i tifosi dell’Atalanta è stato il ritorno al gol del capitano Papu Gomez, siglando finalmente il suo primo gol in campionato nel 2018. Questa volta si sono viste la buona volontà ed impegno da parte dell’argentino, entrambe mancate nell’ultimo periodo, ma questa volta la sfortuna ha voluto smettere di perseguitarlo, Un gol che potrebbe davvero cambiare la storia del campionato, perché con un Ilicic in grande spolvero e il miglior Gomez, le porte dell’europa rimarranno chiuse ancora per poco, e di questo i tifosi nerazzurri non hanno mai dubitato, figuriamoci adesso.

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Juventus-Atalanta, quando i campioni ( e i tiri) fanno la differenza. Gomez vuoto, Mancini croce e delizia

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Per l’ennesima volta la Juventus si dimostra la bestia nera dell’Atalanta, ma guai a pensare male della squadra di Gasperini. La tanto “temuta” ScansAtalanta non c’è stata, anzi a tratti gli orobici sono stati molto più propositivi e ordinati dei padroni di casa, soprattutto nella prima frazione. Gasperini a sorpresa, un po’ orgoglio, un po’ per evitare le critiche decide di schierare lo spento Papu Gomez dall’inizio sacrificando la punta, scelta che a fine partita risulterà infelice. L’argentino ancora una volta illude, ma a deludere ci pensa anche il tecnico di Grugliasco, perché quando non si fa neanche un tiro nello specchio della porta, le colpe sono da spartire. Non è la prima volta che tifosi e addetti ai lavori elogiano il bel gioco proposto dalla squadra nerazzurra, ma forse questa è stata la principale differenza tra la Dea e i bianconeri ieri sera, perché mentre gli ospiti cercavano la via del gol con un gioco fluido ed esteticamente bello, alla Juventus bastava quel giusto mix tra qualità e tempismo per ripartire in contropiede e chiudere la partita con un tocco di cinismo ormai diventato proverbiale a Torino. Due tiri due gol, ma Dybala e Higuain erano dappertutto, soprattutto il secondo che quando vede nerazzurro reagisce come un toro davanti ad un mantello rosso, trasformandosi in una vera e propria macchina da gol ( 3 gol nelle ultime 4 partite contro la Dea). I campioni ancora una volta hanno fatto la differenza, ma la fortuna di certo non è stata dalla nostra parte. L’espulsione di Mancini è frutto di una comprensibile inesperienza e ormai poca lucidità, ma fino a quel momento ha dato prova di avere tutti i requisiti per sostituire Caldara dalla prossima stagione, non mollando neanche per un secondo l’indemoniato argentino. Ilicic e gli altri hanno fatto il possibile per impensierire la Juve, ma Gomez ancora una volta è sembrato sgonfio, senza energie psicofisiche, un’ectoplasma. Nel secondo tempo Gasperini ha provato l’arrembaggio finale varando un 4-2-4 inedito, con Petagna e Cornelius in campo contemporaneamente, ma è inutile buttare dentro forze fresche senza uno straccio di idea, perché diciamoci la verità, quel che manca a questa squadra non è la qualità, ma un gioco che possa mettere in risalto queste caratteristiche. I guizzi di Ilicic e Gomez sono sempre imprevedibili, ma non sempre ci sono e forse qualche altra strategia offensiva non guasterebbe, come per esempio cross per  l’altezza dei due possenti centroavanti che di sicuro non verrebbero sprecati. Papu o non Papu, questo è il dilemma per la sfida di domenica con  l’Hellas. Gasperini non vuole farne a meno, i tifosi pretendono una punta. Uno dei due verrà accontentato, ma solo domenica vedremo chi avrà ragione.

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AtalantaEditorialeNewsSerie A

La Dea riprende la sua corsa. Gomez delude, De Roon sentenzia

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Il massimo risultato con il minimo sforzo. L’Atalanta torna in campo dopo due settimane di pausa forzata e ritrova la vittoria in trasferta sul campo del Bologna dell’ex Donadoni che questa volta non ha voluto per niente recitare la parte dell’agnello sacrificale. L’incessante pioggia e il ricordo ancora intenso di Astori di certo hanno pesato sul match del Dall’Ara, ma la squadra di Gasperini ha meritato di vincere, mostrando una caparbietà e fame di punti ben più grande dei felsinei, costretti ad arrendersi all’82’ sul destro chirurgico dell’olandese De Roon. Il risultato “striminzito” non rispecchia per niente una partita giocata su ritmi medio-alti, molto più aperta e vivace nella seconda frazione, dove i nerazzurri hanno provato fino all’ultimo ad affondare il colpo nel momento di  maggior flessione dei padroni di casa, dopo un primo di tempo di perfetto equilibrio. Da segnalare la clamorosa occasione di Gomez a tu per tu con Mirante in occasione di un contropiede atalantino, sprecato però miseramente dall’argentino. Nel secondo tempo è uscita tutta la qualità e forza della squadra nerazzurra, grazie alle spinte propulsive di Spinazzola  e Castagne, ma soprattutto all’ingresso decisivo di Ilicic, come sempre padrone del campo e pericoloso negli ultimi venti metri con un elegante assist per De Roon che trova finalmente il suo secondo gol in stagione con la maglia della Dea, grazie al suo destro preciso che finisce alle spalle del portiere bolognese. L’Atalanta ritrova se stessa, ma soprattutto i suoi vecchi interpreti. Spinazzola dopo due mesi di crisi e spaesamento dovuta ad infortuni e alla pressione psicologica infusa dalla Juventus in chiave mercato, è tornato ad essere la freccia nerazzurra della passata stagione, ritrovando quel giusto  mix di velocità e consapevolezza che due anni fa convinse Gasperini a puntare su di lui. Partito come un diesel, adesso Marten De Roon sembra esser tornato il metronomo tuttofare di due stagioni, ritrovando quella personalità e il suo giusto ruolo a centrocampo, “giustamente” oscurata ad inizio stagione dall’exploit di Cristante ( non a caso Percassi ha speso 14 milioni per riaverlo con sé). La vittoria certamente mette in risalto i lati positivi della partita, ma quando a mancare è il capitano, un cenno è d’uopo. Con quell’errore marchiano del primo tempo, Papu Gomez conferma il suo momento negativo. Niente voci di mercato o acciacchi dell’età, forse si tratta solo di una fase calante del giocatore che colpisce anche i più grandi calciatori, che tu ti chiami C. Ronaldo, Messi o appunto, Gomez. Era impensabile ripetere la prolifica stagione scorsa dei 16 gol ( anche perché il ruolo del bomber non spetta all’argentino), ma di certo i tifosi nerazzurri si aspettavano qualcosa di più dal loro capitano, soprattutto nella stagione della cavalcata europea, dove il carisma del capitano diventa fondamentale. Gasperini ha detto che il Papu sarà decisivo nella parte finale di stagione. Non ci resta che aspettare.

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AtalantaEditorialePrimo PianoSerie A

Comunque bella. Grazie ragazzi, alla prossima avventura

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“Applausi, oceano di mani”. Lo stesso e intenso applauso che l’Atalanta ha ricevuto a fine partita da tutti e 15 mila tifosi giunti a Reggio per sostenere fino alla fine la propria squadra, nel bene e nel male. La Dea viene beffata alla fine da un errore di Berisha, ma non è né il tempo né il giorno giusto per le solite critiche postpartita. La cavalcata nerazzurra finisce qui, ma i ragazzi escono a testa non alta, altissima, perché tutto quello che hanno vissuto e fatto vivere rimarrà nella storia di questo club, nella storia del calcio, nonostante tutto. L’Atalanta non meritava di uscire, per niente, ma a questi livelli ogni singolo errore pesa come un macigno e basta davvero un disimpegno sfortunato per riportare tutti coi piedi per terra. Ancora una volta il poco cinismo sotto porta ci è costato caro, ma come ho già detto, questo non è il tempo dei rimpianti. La squadra di Gasperini ha dovuto fare i conti pure con la fortuna, totalmente assente in questi 5 mesi, visti entrambi i sorteggi che avrebbero potuto spaventare qualsiasi squadra anche di rango superiore. Non di certo la macchina perfetta di Gasperini che è riuscita con coraggio, determinazione, tenacia e qualità a superare tutti gli ostacoli che il fato ha voluto metterle davanti, a partire da quel girone di ferro con Lione ed Everton che ad agosto sembrava essere impraticabile. Finisce amaramente l’avventura europea dei nostri eroi, un sogno che per mesi ci ha tenuto compagnia e fatto provare emozioni nuove ma allo stesso tempo uniche ed indescrivibili, come  l’abbraccio a fine partita tra Toloi e Berisha, segno di un immenso spirito di appartenenza a questi colori che davvero non conosce confini. Chiusa una porta, si apre un portone. Come ha detto bene ieri sera al termine della gara Mister Gasperini, la stagione della Dea non è ancora finita, anzi i giochi sono ancora aperti. C’è ancora il match di ritorno in coppa Italia contro la Juventus, partita complicata sulla carta di certo non impossibile da vincere. C’è soprattutto l’obiettivo EL ancora a portata di mano, gli scontri diretti con Milan e Sampdoria da giocare tra le mura amiche. Rialzati Dea, perché la storia è ancora tutta da scrivere.

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AtalantaEditorialeNewsPrimo PianoSerie A

Bentornato Petagna. L’attaccante batte un colpo, ora tocca al Papu

ATALANTA / CROTONE  CAMPIONATO SERIE  A TIM  2017 -18   SILPRESS / ALBERTO MARIANI .

Cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia. Per l’ennesima volta finisce in parità la sfida tra Atalanta  e Fiorentina (1-1 come all’andata), legittimando i viola come vera  e propria bestia nera degli orobici. Tutto sembra rimasto immutato da 5 mesi, con entrambe le squadre che non hanno voluto farsi male più del dovuto ( come dice il proverbio ” meglio due feriti che un morto”), eppure qualcosa di nuovo c’è. Andrea Petagna torna al gol proprio dopo 5 mesi dall’ultima rete in campionato con il Crotone, liberandosi di un peso che incominciava a perplimere tifosi e a tratti lo stesso Gasperini. Grazie al gol  dell’attaccante triestino arrivato allo scadere della prima frazione ( il primo in campionato di testa), l’Atalanta guadagna un punto importante in chiave prossima qualificazione europea, ma come succede da qualche mese a questa parte, la testa è proiettata più sul presente che sul futuro, soprattutto quando incombono i match di EL ( d’altronde come biasimarli?). Se poi ci aggiungiamo la stanchezza fisica, i risultati sono presto comprensibili. Tutt’altra storia sembra essere quella del Papu Gomez, lontano parente del trascinatore e goleador che neanche una stagione fa è riuscito nell’impresa epica di portare la Dea in EL. L’infortunio e i vari acciacchi fanno parte del gioco del calcio, ma non possono giustificare l’intero operato. Da quando Gomez ha smesso di viaggiare sui soliti ritmi, la squadra ha incontrato serie difficoltà là davanti, alle quali si è sopperito grazie ai provvidenziali exploit di Cristante e Ilicic che con fiducia hanno preso per mano la squadra al posto del capitano, ma se si vuole davvero compiere l’ennesima impresa leggendaria, c’è bisogno dell’aiuto di tutti. Ora si fa sul serio, ed è giunto il tempo che il capitano riprenda per le mani il timone della sua nave, cosa che ieri sera Gomez ha fatto nel primo tempo assistendo Petagna in occasione del gol e che ha  provato a fare nel secondo tempo, dando prova di una tenacia e voglia di riscatto degne di un capitano, perché i suoi tifosi lo stanno aspettando e se proprio bisognerà affondare, sapranno che il capitano di certo non li abbandonerà.

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AtalantaEditorialeNewsPrimo PianoSerie A

Dea bella, ma dietro traballa. Panzer Ilicic, Toloi allo sbando

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Comunque bella. Sulla carta i tedeschi erano i favoriti, e a tratti sul campo si è visto il perché, ma non si può di certo biasimare la prestazione di un’Atalanta che ancora una volta ha dimostrato il suo enorme valore fuori dai confini nazionali. 3-2 è un risultato che tiene ancora tutto in bilico e i tifosi col fiato sospeso fino al 22, dove a Reggio Emilia la Dea sarà chiamata ad un’ altra prestazione di cuore e coraggio, se si vorrà mantenere vivo il sogno europeo. Come era nei piani, quella del Signal Iduna Park si è rivelata la più affascinante sfida di questi sedicesimi di finale. Entrambe le squadre hanno giocato a viso aperto, su ritmi alti e cambi di fronte senza esclusioni di colpi. In un match dove sono stati decisivi gli errori degli interpreti, alla fine ha vinto la squadra che ha sbagliato meno. Freuler non è sembrato il solito metronomo, sperando che la sua passione per i colori gialloneri ( come lui stesso ha dichiarato in conferenza stampa) non abbia influito sulla sua prestazione. Toloi il peggiore in campo, non solo per la punizione elementare regalata per il gol del pareggio tedesco, ma anche per l’atteggiamento di fondo, forse troppo supponente e poco convinto che lo ha completamente messo alla mercé degli attaccanti gialloneri. Per il resto, solo gol e spettacolo, perché quando hai un Ilicic così in forma, tutto è possibile. Se è vero che per battere un avversario devi pensare come lui, ecco che lo sloveno decide improvvisamente di salire in cattedra e impartire qualche lezione di tecnica e dribbling agli avversari tedeschi. Come un panzer, abbatte la difesa tedesca senza problemi, siglando una doppietta che sancisce il suo stato di grazia. In attesa del miglior Gomez, lo sloveno ha saputo prendere per mano la squadra e portarla su livelli inaspettati, forse anche per lui. Non sappiamo ancora se questo sia il miglior momento della sua carriera, ma di sicuro la cura Gasperini sembra avergli dato energie psico-fisiche nuove, trasformandolo nel giocatore che Palermo e  Fiorentina non sono riuscite a creare. “I sogni son desideri”, e questo Josip lo sa.

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AtalantaEditorialeNewsSerie A

Atalanta, Mancini studia per il dopo Caldara. La metamorfosi di Ilicic : da funambolo a uomo squadra

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Contro una squadra arcigna come il Chievo, era naturale aspettarsi un colpo di genio da parte di Ilicic, o un’ invenzione  dell’onnipresente Cristante, ma in un  pomeriggio in cui l’assenza di Gomez sembra aver pesato più di altre, ecco che a salvare la squadra di Gasperini ci pensa il meno atteso ( anche perché non propriamente nelle sue corde) Gianluca Mancini, ruolo difensore centrale. La Dea torna  a vincere in casa dopo due mesi e lo fa ancora una volta grazie ad un giovane di prospetto( classe ’96). Mancini nasce a Pontedera, una frazione di Pisa, crescendo calcisticamente nelle giovanili della Fiorentina, senza mai raggiungere la prima squadra. Nel 2015 viene mandato a farsi le ossa in Serie B, al Perugia di Bisoli e poi di Bucchi che intravedono in lui doti fisiche e tecniche importanti, ma concedendogli di fatto poca fiducia, collezionando 27 presenze ed un gol in due stagioni. La società nerazzurra si sa, in ambito giovanile in Italia non ha eguali e ancora una volta la lungimiranza dei suoi direttori sportivi ha sbaragliato la concorrenza, portando a Bergamo quello che molto probabilmente dalla prossima stagione prenderà il posto dello Juventino Caldara. Coincidenze o meno, la squadra ha dimostrato a tratti di produrre una mole di gioco superiore nonostante l’assenza del suo fantasista per eccellenza, segno che Gasperini è riuscito ad inculcare nella testa dei giocatori l’importanza psicologica del lavoro di squadra a discapito dell’eccellenza individuale. Caso emblematico di ciò è l’evoluzione totale di Ilicic, arrivato a Bergamo con l’etichette di “funambolo” e “veneziano”. Anche sullo sloveno il tecnico di Grugliasco sembra aver attuato una “lavata di capo”, trasformandolo di fatto in un vero e proprio uomo di squadra, più dedito al sacrificio e al bene collettivo che alla giocata di fino insistita e magari velleitaria che faceva in passato. Forse questa metamorfosi è stata necessaria al fine di coinvolgere pienamente e più velocemente possibile un giocatore che ha fatto della sua incostanza una caratteristica difficilmente cancellabile. Fino ad oggi.

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AtalantaCalciomercatoEditorialePrimo PianoSerie A

Atalanta, un mercato senza botti e senza rivoluzioni (aspettando giugno)

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Il day after la chiusura delle porte di questa sessione invernale di mercato non ha di certo sorriso al calcio italiano che tra rifiuti prevedibili e solita avarizia delle società non ha potuto fare altro che invidiare l’ennesima finestra di mercato internazionale caratterizzata da un vero e proprio scialacquamento di milioni, soprattutto in Premier League ( quasi mezzo miliardo speso solo in Inghilterra). C’è chi compra per assecondare allenatori e tifosi, c’è chi invece compra e vende con ordine e raziocinio come l’Atalanta, mantenendo di fatto l’equilibrio tanto caro a Gasperini. Dopo le recenti parole del tecnico di Grugliasco riguardo all’ingestibilità delle rose lunghe, era prevedibile un mercato invernale senza infamia e senza lode da parte della società orobica. Se l’anno scorso fecero subito gola i 28 milioni per Gagliardini, quest’anno si è deciso di aspettare, trattenendo i cosiddetti “big” fino al termine della stagione, come richiesto dall’allenatore piemontese. D’altro canto, era inevitabile una “scrematura”, con Kurtic e Dramè ormai fuori dai meccanismi di Gasperini che hanno scelto neanche tanto obtorto collo la Spal come nuova destinazione dove proseguire la loro carriera. Processo inverso ha fatto Luca Rizzo, arrivato pochi giorni fa a Bergamo proprio nell’affare Dramè. Altro giocatore che arriverà dalla squadra estense sarà Mattiello, difensore in prestito dalla Juventus che a giugno vestirà la maglia nerazzurra, dando il cambio a Leonardo Spinazzola, pronto a raggiungere Vinovo con il compagno Caldara. Solo in prestito Luca Vido e Riccardo orsolini, finiti rispettivamente al Cittadella e al Bologna. Per una società come quella nerazzurra abituata a valorizzare i giovani, la scelta di non vendere nessuno in questa importante prima parte di stagione significativa, segno di una crescita di mentalità e consapevolezza nei propri mezzi notevole dovuta alla cura Gasperini. Per questo motivo a Cristante e compagnia bella ci si penserà a giugno, ma in 5 mesi tutto può cambiare.

Cessioni: Vido, Orsolini, Kurtic, Dramè

Acquisti: Rizzo, Mattiello

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Dea, sei la migliore. Petagna nel primo tempo regala il primato nel girone e l’imbattibilità. Lunedi i sorteggi dei sedicesimi

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Missione compiuta. La Dea  archivia la questione “Lione” e grazie al gol nel primo tempo di Petagna si aggiudica il primato del girone E, per giunta da imbattuta. Se ce l’avessero detto ad agosto, ci avremmo di sicuro riso sopra, visto il presunto girone di ferro che pensavamo ci fosse capitato ai sorteggi, ma adesso ci siamo resi conto che la realtà a volte supera davvero la fantasia in quanto imprevedibilità ed emozioni. Quattro vittorie, due pareggi, per un totale di 14 punti nel girone. Questi sono alcuni dei numeri dell’Atalanta in questa prima parte dell’EL, un’avventura che adesso è diventata leggenda, come storica è stata la rete nel primo tempo di Petagna che di fatto ha dimostrato a tifosi e non che la Dea in Europa fa sul serio e non ha nessuna intenzione di recitare la parte della cenerentola di turno. Diciamocela tutta, la partita non è stata spettacolare come da copione, ma come sempre ha dare spettacolo sono stati i quasi 15mila tifosi nerazzurri che hanno impreziosito l’atmosfera della serata con canti, suoni e colori davvero senza precedenti ( una lezione per altre tifoserie di club magari più blasonate ma meno calorose da questo punto di vista). Tutto questo tripudio di emozioni ha di fatto messo in secondo piano la partita che come ho già detto non è da iscrivere nella lista dei match indimenticabili. Nel primo tempo sono i francesi a rendersi pericolosi in area orobica, ma senza esito positivo. Pochi minuti dopo la squadra di Gasperini si sveglia dal torpore iniziale  e ha l’occasione di passare subito in vantaggio con Cristante che però  di testa non riesce ad inquadrare la porta. A rovinare i piani del Lione ci pensa al 10′ Petagna che grazie anche ad un po’ di fortuna riesce a deviare di faccia in rete un tiro svirgolato da Hateboer. Da qui la Dea amministra senza problemi, senza di fatto rischiare nulla nel primo tempo. Nel secondo tempo, l’Atalanta sembra non voler infierire accontentandosi del risultato  e allora il Lione prende sempre più coraggio, schiacciando i nerazzurri nella propria metà campo, ma di fatto senza pungere più del dovuto, se non con qualche tiro da fuori dei centrocampisti e una punizione quasi allo scadere, deviata  sul palo. Dopo quasi un tempo di sofferenza, alla fine sono proprio i padroni di casa ad esultare, consapevoli di essere entrati nuovamente nella storia del calcio europeo. Risultato sorprendente e storico che adesso farà sembrare meno importante il sorteggio dei sedicesimi di Lunedi 12 dicembre, dove la Dea conoscerà il proprio destino, ma una cosa è certa: adesso anche l’Atalanta fa paura. L’Europa è avvisata. Il sogno continua…

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