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Poker Atalanta. È Papu Gomez Show!

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L’Atalanta travolge il Frosinone all’esordio 4-0. Papu Gomez mattatore di serata con una doppietta. In gol anche Pasalic e Hateboer

Buona la prima. Dopo ben 10 anni, finalmente l’Atalanta sfata il tabù “esordio” e vince in casa contro il Frosinone. Vince e convince, non solo grazie ad una condizione fisica nettamente superiore ai ciociari.  Un poker per ripartire al meglio, ma soprattutto che dà fiducia per la sfida imminente con il Copenaghen. Senza Palomino e Ilicic, Gasperini schiera dal ‘1 Djimsiti e Pasalic, con Barrow preferito a Zapata. I numeri parlano da soli: i nerazzurri sono gli unici padroni del campo, con oltre il 60 % di possesso palla e 17 tiri. Come da copione, i ciociari cercano di chiudersi e ripartire in contropiede, ed è proprio il Frosinone a sfiorare il gol all’ 11′ con Ciano, ma è bravo Gollini a deviare sul palo. Questa rimarrà l’unica occasione frusinate, perché poi inizia il Gomez show. Al 14′ Toloi si trasforma in assistman e con un’imbucata serve in area l’argentino che trafigge Sportiello. I padroni di casa cercano con insistenza il raddoppio, ma i ciociari si chiudono e in qualche occasione riescono pure a ripartire, ma senza colpire. Allo scadere del primo tempo, punizione dal limite per gli ospiti, ma la punizione di Ciano sfiora soltanto il primo palo.

Nella seconda frazione è solo monologo nerazzurro.Dopo neanche 4 minuti arriva subito il raddoppio con Hateboer che di piatto al volo sul secondo palo non spreca l’assist al bacio di Gomez. Secondo gol consecutivo per l’olandese (primo in assoluto in campionato con la Dea). Il Frosinone ormai è in completa balia del forcing nerazzurro, e al 62′ lo scatenato Gomez ancora una volta ci mette lo zampino: dalla sinistra l’argentino sforna il secondo assist di giornata per Pasalic, che da posizione ravvicinata insacca. I padroni di casa sciorinano spettacolo, ma nell’ultimo quarto d’ora decidono di abbasare i ritmi. Allo scadere ci pensa il solito Papu a calare il poker con uno splendido destro dalla trequarti, deviato da Salamon.

PAPU ALIENO, PASALIC INGRANA LA MARCIA- Quando l’argentino sale in cattedra, difficilmente lo si ferma. Il numero 10 ha rimosso dalla testa le voci di mercato ed è tornato il trascinatore dei vecchi tempi. Doppietta e due assist alla prima di campionato per ribadire a tutti che non a caso è lui il capitano. Gasperini non lo toglie perché sa che la giocata è sempre dietro l’angolo, e quando Papu è in versione deluxe, è uno spettacolo meraviglioso. Se la Juve ha Cr7, l’Atalanta ha AG10. Ilicic può comodamente recuperare senza affanni. Un buon viatico in vista dell’imminente sfida di coppa con il Copenaghen. Anche Pasalic bagna il suo esordio con il gol, nonostante una partita tra alti e bassi. Il croato ancora deve ingranare le marce, ma è solo questione di tempo prima che Cristante sia definitivamente dimenticato.

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Atalanta, un mercato più azzurro che nero

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Cessioni eccellenti, solite scommesse su cui puntare e malumori del mister. Ecco il mercato della Dea

Da più di 12 ore le porte dell’Hotel Melia si sono chiuse ed è inevitabile l’analisi del mercato del day after. L’arrivo alla Juve dell’alieno Ronaldo è stato l’emblema di questa sessione di mercato, ma anche le altre squadre si sono notevolmente rinforzate, forse spinte proprio dal portoghese. Tra queste compare anche l’Atalanta, che è riuscita a ritagliarsi ancora una volta una fetta di notorietà tra le big. Come al solito, ci ha pensato quel vecchio volpone di Gasperini ad attirare su di sé l’attenzione, sfogandosi contro la sua società. Secondo il parere dell’ex tecnico del Genoa, la sua dirigenza non avrebbe adempiuto nel modo migliore ai suoi doveri di mercato. Tradotto: sarebbe stato meglio spendere 15 milioni per un buon giocatore che per giovani inesperti. Dichiarazioni che di certo riecheggiano ancora nell’ambiente nnerazzurro, ma che sembrano aver portato frutto. L’arrivo imminente di Emiliano Rigoni dallo Zenit ha dimostrato ancora una volta la volontà di tenere alta la concentrazione soprattutto alla dirigenza da parte dell’ex tecnico di Grugliasco. Ciò nonostante, Sartori &co. hanno chiuso in bellezza un mercato ponderato e di qualità, come al solito all’insegna del buon senso. Vediamo nel dettaglio i tre reparti.

DIFESA- la partenza di Caldara ha lasciato un vuoto difficile da colmare, e il fatto che la società non abbia preso nessun sostituto, rende questo reparto il meno attrezzato della squadra. Tuttavia, Palomino ha dimostrato di essere in sintonia con masiello e Toloi, facendo dell’argentino un baluardo più che affidabile. In attesa che il giovane Varnier si riprenda dall’infortunio e Bettella dimostri il suo talento, Gasperini ha voluto correre ai ripari tenendo Djimsiti. Chissà che non sia lui la sorpresa.

CENTROCAMPO- La vera forza della società non è stata comprare, ma non vendere. Freuler e De Roon sono rimasti e avranno il compito di fare da chioccia ai due baby Valzania e Pessina, arrivati al posto di Haas e Schimdt. La partenza di Cristante era nell’aria da mesi, ma la società non si è fatta sorprendere, scommettendo su una vecchia conoscenza del campionato come Pasalic. Il croato nelle prime uscite in EL ha già dimostrato di che pasta è fatto, entrando subito in sintonia con i compagni. Replicare la stagione del suo predecessore non sarà semplice, ma ci sono tutti i presupposti per sorprendere e soprattutto far dimenticare Soriano, passato ai granata. Anche sulle fasce la Dea ha confermato le sue frecce, regalando a Gasperini un degno sostituto come Ali Adnan, che ben conosce il campionato e che di sicuro potrà far rifiatare l’olandese e il tedesco. Da rivedere il polacco Reca, ma è ancora presto per dare giudizi affrettati, perché si sa che con Gasperini ci vuole sempre un periodo di praticantato prima di esplodere definitivamente.

ATTACCO- Da reparto a secco di gol, in pochi mesi la società è riuscita a regalare a Gasperini un attacco degno di questo nome. Petagna è andato a cercare maggior fortuna alla Spal, ma di sicuro Zapata non lo farà rimpiangere.Finalmente il tecnico di Grugliasco è stato accontentato, e ora ha solo l’imbarazzo della scelta là davanti. Per un Zapata pronto ad andare in doppia cifra, c’è un Musa Barrow che sta vivendo ancora il suo exploit e che ha bisogno di giocare con continuità. Ilicic e Gomez sono rimasti, ma non dormiranno sogni tranquilli, perché Rigoni freme dalla voglia di rubare il posto ai due funamboli. Tumminello e Cornelius con ogni probabilità vedranno il campo con il contagocce, ma se Gasperini li ha voluti tenere un motivo ci sarà. Il gol del 2-0 del danese contro l’Hapoel ha confermato che quest’anno anche le riserve delle riserve dovranno dare il 100%, e se ogni volta che entrano poi segnano, allora anche quest’anno ci sarà da divertirsi. E non venitemi a dire che ci siamo indeboliti.

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EuroDea ok. Ora testa al campionato

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L’Atalanta chiude la pratica Hapoel nel secondo tempo grazie ai gol di Zapata e Cornelius. Prossimo step il Copenaghen, ma prima il campionato

Semplice formalità. Come nei piani, all’Atalanta bastano due gol nella ripresa per chiudere definitivamente la pratica israeliana. Ci pensano Zapata e Cornelius nel secondo tempo a rimettere sul binario giusto un match che fino a quel momento si era giocato su ritmi tipici delle amichevoli estive. Buono l’approccio delle seconde linee, soprattutto di Castagne, il più dinamico sulla fascia. Rimandato a data da destinarsi il polacco Reca, autore di una mediocre prestazione, ma è ancora presto per dare giudizi. Da sottolineare ancora una volta la notevole prestazione di Matteo Pessina che tra le linee dimostra una sicurezza non comune, e che nella stagione potrà dare un grosso contributo.

IL MATCH- Gasperini per la sfida del Mapei decide di attuare un po’ di turnover, in vista soprattutto del l’esordio in campionato contro il Frosinone. Dentro Mancini e Djimsiti in difesa, Reca e Castagne sulle fasce. In mediana a sorpresa schiera Pasalic, con Pessina che ancora una volta agirà alle spalle di Gomez e Zapata. Nel primo tempo i nerazzurri si limitano a controllare il gioco, ma per circa mezz’ora decide di non affondare. Al ’31 arriva la prima occasione per i padroni di casa con Gomez, ma la sua punizione finisce di poco a lato. Questa rimane la vera e unica occasione del primo tempo.

Nella seconda frazione cambia poco. I ritmi rimangono quelli blandi del primo tempo, ma al ’54 sugli sviluppi di un corner Djimsiti colpisce, ma Sektus respinge prontamente. La Dea prende fiducia e ci riprova qualche minuto dopo, ma sul crosso di Reca dalla  sinistra Zapata stacca in aria tardi. Al ’66 ci riprova Castagne, ma il suo mancino termina alto. Monologo nerazzurro che porta frutto al minuto 71: cross dalla destra del solito Castagne per Zapata che tutto solo in area incorna, siglando il gol della certezza.

Sei minuti più tardi Gomez a tu per tu con il portiere ha la grande occasione del raddoppio, ma il sinistro incrociato termina a lato, impedendo a Zapata di deviare in rete (forse in fuorigioco). Dal ’77 comincia la girandola dei cambi pure per Gasperini. Fuori Freuler, Gomez e Zapata. Dentro r Valzania, Barrow e Cornelius. Proprio il danese allo scadere del secondo tempo su assist di Pasalic non sbaglia, insaccando alle spalle di Sektus.

L’Atalanta chiude in bellezza la formalità “Hapoel”, raggiungendo ai playoff il Copenaghen dell’ex Cornelius. Prima però testa al Frosinone, per incominciare nel migliore dei modi anche questa nuova stagione.

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Gasp la (solita) furia. Ecco i motivi del suo sfogo

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L’allenatore nerazzurro non è nuovo a queste uscite. Tra mancati acquisti e giovani inesperti, ecco il suo sfogo

Non restare chiuso qui, pensiero.  Ancora una volta il mister di Grugliasco si è reso protagonista di una boutade inaspettata, ma non banale. Che Gasperini avesse un carattere focoso era scontato, ma che ci volesse più del dovuto per accontentarlo, questo si è verificato solo negli ultimi anni, quando l’asticella si è alzata pure per lui. Gasperini non è mai stato il classico allenatore “aziendalista”, e in molti casi questa sua ribellione gli è costata caro (vedi esonero Inter). Negli ultimi due anni però ha dimostrato di poter raggiungere traguardi al limite del possibile con la sua filosofia di gioco. E non è un caso se a Bergamo  è venerato al pari di una divinità greca.

Il potere spesso logora chi non ce l’ha, ma l’ambizione rimane uguale per tutti, e Gasperini in quanto a porsi degli obiettivi è sempre stato un maestro, perché spesso è riuscito a superare i propri limiti. Il quarto posto inaspettato ottenuto al suo primo anno con la Dea ha ribadito il talento di un allenatore che non si accontenta mai, e per questo motivo ogni anno trova sempre il modo di tenere alta la concentrazione della società e dellla tifoseria. Nonostante il diktat di Percassi fosse sempre stata la salvezza, Gasperini da due anni a questa parte ha voluto mettere sull’attenti la sua dirigenza sul lato dialettico. Se l’anno scorso questo trucchetto mediatico ha portato frutti, questa volta l’ex Genoa non sembra essere stato accontentato in toto. Vediamo insieme i principali capi d’accusa rivolti alla dirigenza nerazzurra.

BUDGET SOCIETARIO- Da quando la famiglia Percassi ha acquistato la società orobica, il patron Antonio ha sempre messo in nuce la questione economica. Il bilancio prima di tutto, se si vuole restare in A. Con il ritorno inaspettato in Europa dopo ben 29 anni, per Gasperini non ci sarebbero più scuse per non comprare. Il tecnico nerazzurro ha voluto sfogare la sua delusione soprattutto per la mal gestione del capitale derivante dalle cessioni illustri dei vari Caldara, Gagliardini, Kessie, Conti e Cristante. Un vero e proprio tesoretto scialacquato letteralmente per giovani inesperti, anziché per giocatori già pronti (vedi Laxalt, suo pupillo al Genoa, ora passato al Milan).

GIOVANI- Capitolo giovani. Come un vero maestro di calcio, Gasperini è sempre riuscito a valorizzare i giovani in rosa, e mai come in questi due anni all’Atalanta ha palesato le sue doti da Pigmalione. Il tecnico nerazzurro ha sempre lavorato con ciò che passava in convento, ma allo stesso tempo ha sempre chiesto giocatori esperti per affrontare al meglio i tre fronti. Se per Pasalic e Zapata in parte è stato accontentato, dall’altra ancora non ha digerito le spese folli (ma strategiche) attuate per Bettella, Carraro e Tumminello, reputate inutili per giovani non ancora pronti.

Il mercato volge alla conclusione, ma nulla cambierà più del dovuto. L’eco delle parole al vetriolo proliferate dal tecnico riecheggieranno ancora per qualche giorno, quando poi sarà già campionato, e lì solo il campo potrà dare dei verdetti.

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Milan: mercato chiuso dopo gli acquisti di Laxalt e Castillejo?

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Laxalt e Castillejo domani sosterranno le visite mediche di rito alla clinica La Madonnina. Grandi colpi quelli di Leonardo e Maldini. Adesso tra addetti ai lavori, tifosi, appassionati di calcio si chiedono ma il mercato del Milan finisce qui? Da quello che ci risulta a noi, il mercato non è ancora chiuso. Adesso l’obiettivo è il grande centrocampista quello in grado di far fare il salto di qualità a qualsiasi squadra.

Il sogno è sempre Milinkovic Savic ma più passa il tempo e’ più diventa difficile, ma difficile non significa impossibile soprattutto con Leonardo che non fa trapelare niente a nessuno e che con lui anche le cose difficili diventano facili. Non mancano le alternative la prima su tutte Rabiot giocatore che piace tanto a Leonardo, ma occhio anche a Draxler che potrebbe essere preso con poco e con l’inserimento di Ricardo Rodriguez. Altra alternativa potrebbe essere Fellaini a parametro zero. Valutazioni e riflessioni in corso, saranno due giorni di grande fermento a Casa Milan.

Capitolo cessioni domani Gabriel rescinde il contratto con il Milan e andrà a Perugia dove ad attenderlo ci sarà Alessandro Nesta.

Bertolacci al momento non si muove, ma se entra un centrocampista potrebbe essere ceduto al Genoa.

Montolivo domani avrà un incontro con la società e si va verso la risoluzione del contratto anche da parte sua, il giocatore non fa più parte del progetto tecnico, Gattuso e’ stato chiaro sin dal primo giorno di ritiro.

Jose Mauri potrebbe essere girato in prestito al Parma, anche lui sta valutando la migliore soluzione. Potrebbe anche rimanere.

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Atalanta, i tormenti di Ilicic. Salterà il Frosinone

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Continua il periodo negativo per lo sloveno ancora fermo ai box per un’infezione al collo. In dubbio la sua presenza contro il Frosinone

Per Josip Ilicic (o come ormai lo hanno ribattezzato i tifosi nerazzzuri, Giuseppe) non c’è pace. Dopo il gol su rigore che ha decretato la vittoria nel Trofeo Bortolotti, l’attaccante sloveno è sparito dai radar, ma questa volta nessun mal di pancia classico estivo. Lui era pronto a dare il suo contributo contro Sarajevo, ma un’inaspettata influenza lo ha stoppato per qualche giorno. O almeno così credevamo tutti. Da banale influenza, si è trasformato in  qualcosa di ben più grande e serio. Un ascesso dentale che ha portato come complicanza un’ulteriore infezione del linfonodo del collo. Troppo strano e insolito per lo staff medico nerazzurro, figuriamoci per quei pochi (per fortuna) pseudotifosi che già gridavano al lupo, che già lo vedevano altrove a vestire un’altra maglia.

Lo sloveno da settimane è sotto cura antibiotica, ma il ricovero di qualche giorno fa in ospedale ha messo d’ccordo anche quei pochi scettici. Le foto che lo ritraggono parlano da sole: volto deperito, collo gonfio e condizione fisica nettamente sottonorma. Ora Ilicic è ancora in ospedale per ulteriori analisi, ma per fortuna potrà prendersi tutto il tempo del mondo per guarire completamente. L’Atalanta, infatti, in queste prime tre uscite stagionali europee se l’è cavata egregiamente anche senza ” l’arma letale” slovena, e potranno continuare a farlo senza problemi, ma con un Ilicic in più le cose non potrebbero che andare perfettamente. Con il Frosinone è ancora prevista la sua assenza, ma la squadra e i tifosi lo aspettano con trepidazione, perché con lui la Dea inizierà a fare sul serio.

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L’Atalanta non si ferma più: poker all’Hapoel Haifa

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Primi gol in assoluto per Hateboer, Zapata e Pasalic. L’Atalanta strappa il pass per i playoff di EL

Non è avvenuto nessun miracolo in Israele. L’Atalanta ancora una volta si mostra spietata e infligge un poker anche all’Hapoel Haifa. Nessuna moltiplicazione dei pani o dei dei pesci; solo una proliferazione di gol che testimonia la voglia inarrestabile di meravigliare della squadra orobica. Il caldo soffocante ha inciso solo per un breve tratto della partita ( quello iniziale), per il resto ci ha pensato l’uragano nerazzurro a rinfrescare le idee ai tifosi del Sammy Ofer Stadium, totalmente in delirio dopo il gol del momentaneo vantaggio israeliano di Buzaglo al ‘7. La sete di gol di certo è l’unica cosa che non manca ai nerazzurri, soprattutto all’olandese Hateboer, da più di un anno in costante ricerca del primo gol con la maglia orobica e che puntualmente arriva al ’19 con un sinistro dal limite che pareggia i conti. Per la serie “esordio con gol” ecco aggiungersi due minuti dopo Duvan Zapata, servito sul filo del fuorigioco da Toloi versione assist-man.

Nel secondo tempo la solfa non cambia: la Dea costruisce, l’Hapoel aspetta. La prima parte della seconda frazione si gioca su ritmi blandi complice l’afa, ma al ’60 inizia la girandola dei cambi anche per Gasperini. Al ’60 fuori due spossati Pessina e Zapata, dentro Pasalic e Barrow. E qui il match si può dire terminato. I neo entrati mostrano subito un’affinità particolare, tanto che al ’66 Barrow sugli sviluppi di un gol mangiato da Toloi confeziona di testa un assist al bacio per il croato che così bagna il suo esordio con il gol. Al ’86 l’ex Chelsea decide di ricambiare il favore servendo in area dalla sinistra un pallone che il gambiano insacca con l’aiuto del portiere israeliano. Da segnalare allo scadere una clamorosa occasione creata dal neo entrato Cornelius, mangiata dal gambiano. Finisce 1-4. Ora è pura formalità.

 

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Capp(otto) Atalanta. La Dea riprende la sua corsa

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Altro record storico per l’Atalanta in ambito europeo. Gomez, Barrow e Palomino in versione deluxe

Altro che inferno bosniaco. Sullo stadio del Sarajevo si è abbattuto un vero e proprio tornado nerazzurro, implacabile anche per i tifosi più temerari. L’Atalanta ieri sera ha voluto scatenare la propria rabbia per il pareggio interno infliggendo un risultato più tennistico che calcistico. Se all’andata c’era stato rammarico per un pareggio evitabile, con lo 0-8 lo stupore è d’obbligo, perché neanche il più ottimista poteva immaginare un passivo così esagerato. Fin troppo, forse. Lo strapotere psicofisico messo in campo dai nerazzurri ha confermato la netta inferiorità dei bosniaci, aiutati all’andata da nostre defezioni più che da loro meriti. Ieri però, non c’è stata partita, perché quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare.

LE SCELTE DI GASPERINI- L’assenza di Ilicic avrebbe potuto pesare, ma come al solito il tecnico di Grugliasco produce schemi e invezioni tattiche in quantità industriale. Freuler in mediana con De Roon e Pessina. Il resto lasciamolo a chi di dovere. Le cannonate di Gomez e Barrow hanno avuto un’eco maggiore, ma il ritorno della puntualità svizzera in mediana ha svolto un ruolo fondamentale nella dinamica del match, consentendo una supremazia nella zona nevralgica che distrutto in partenza le convizioni avversarie. È giusto dare a Cesare quel che è di Cesare. Pardon, dare a Gasperini quel che è di Gasperini.

PAPU, PALO E LA MUSA- Un trio inconsueto, ma che potrebbe ripetersi in futuro. Anche Masiello ha contribuito, ma ormai sappiamo che il secondo palo è la sua sconda casa. Il capitano Gomez aveva il compito di prendere nuovamente per mano la squadra, e bisogna dire che ancora una volta lo ha fatto in grande stile. Una doppietta di pregevole fattura, come direbbero i grandi telecronisti, ma forse perché non tutti si sono abituati alle sue prodezze. Due missili alla Gomez con tanto di dedica per il terzo figlio in arrivo. E forse a chi già lo vedeva lontano da Bergamo (Lazio). Il Papu è tornato, anzi, in realtà non se n’è mai andato.

Josè Palomino di professione fa il centrale, ma la verve argentina del Papu forse lo ha contagiato. È stata la sua prima rete in assoluto in EL ad aprire le marcature e a indirizzare de facto il match verso la gloria. L’autogol di Ahmetovic gli ha negato la gioia della doppietta, ma penso che se ne sarà fatto una ragione. Continua la tradizione dei difensori bomber. Ecco perché Caldara in breve tempo diventerà un lontano ricordo.

Gli uomini dell’antichità si affidavano agli dei e alle muse per trovare ispirazione, e sembra che anche ai giorni nostri le cose siano rimaste immutate. Se Gomez ha illuminato la scena con le sue prodezze, la tripletta del giovane Musa Barrow sembra aver messo la parola “fine” alla crisi di gol delle punte nerazzurre. Il gambiano ha chiuso un ottimo finale di stagione e adesso sembra averci preso gusto. Zapata è avvisato. Ad maiora, Musa. Prossima tappa Israele. Il sogno continua.

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La Dea sorride, l’aritmetica non ancora

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Fino all’ultimo respiro. Nessun pareggio fu così ben voluto come quello di ieri sera. L’acerrima rivalità sportiva tra i rossoneri e gli orobici ha radici storiche, geografiche, ma anche “politiche”, visto il gemellaggio con i cugini bresciani, la nemesi per eccellenza della  città nerazzurra. A rendere ancor più intenso lo scontro dell’Atleti Azzurri ci ha pensato la pioggia, scatenando un nervosismo di massa che ha notevolmente influito sugli umori di arbitro, giocatori e tifosi. Su un campo reso pesante dal diluvio abbattutosi nell’arco dell’intero match, entrambe hanno provato fino alla fine a lottare per i 3 punti, ma a risentirne sono stati lo spettacolo e i giocatori tecnici, soprattutto nel primo tempo. Nella seconda frazione, la Dea ha provato a scuotersi e in varie occasioni ha messo in difficoltà la retroguardia meneghina, senza però affondare. Nel momento migliore della Dea, ecco che ha colpire ci pensa il Diavolo che grazie ad un destro chirurgico nell’angolo dell’ex di turno Kessie porta in vantaggio i ragazzi allenati da Gattuso. Tutto perduto? Niente affatto, perché solo chi non conosce Gasperini pensa che si possa arrendere così facilmente, e così come da copione, il tecnico nerazzurro per mezzo del suo vice Gritti sfodera l’asso Ilicic, ridando vivacità e imprevedibilità ad una squadra provata ma mai doma. E proprio dai piedi dello sloveno partirà quel cross che Masiello sul secondo palo scaraventerà in porta in piena zona Cesarini ( con la ben accetta papera di Donnarumma). Pareggio giusto tutto sommato, forse stretto visto le premesse, ma diventato manna dal cielo per come si era messa in campo,e che soprattutto avvicina ancora di più la Dea all’ennesima qualificazione in EL. Se il Milan infatti con questo pareggio è sicuro della sua qualificazione, l’Atalanta rimane ancora padrona del proprio destino. Facciamo due calcoli: la vittoria alla Sardegna Arena garantirebbe al 100% il piazzamento europeo, ma per sapere quale, bisognerà aspettare l’esito di Milan-Fiorentina. In caso di pareggio e di concomitante vittoria fiorentina, per effetto degli scontri diretti sarebbe proprio la Dea a passare alla fase a gironi. In caso contrario, la differenza reti di 7 gol con i Viola ci garantirebbe i preliminari . L’altra faccia meno probabile della medaglia prevede pure una clamorosa esclusione della Dea dalla prossima EL: per arrivare ottavi, la Dea dovrebbe perdere ampiamente a Cagliari e contemporaneamente la Fiorentina vincere largamente a San Siro. La matematica si sa, non è un’opinione, ma questo non ditelo a Gasperini.

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L’Atalanta fa cinquina. Un Ilicic da playstation trascina la Dea alle porte dell’Europa

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Lo show è servito. Dopo la sconfitta dell’Allianz Arena, la Dea ritrova la vittoria in campionato, e lo fa infliggendo una severa “manita” all’Hellas Verona. I prodromi della giornata perfetta si erano già visti qualche ora prima a Genova, dove un Icardi in versione deluxe aveva letteralmente ridicolizzato con un poker storico proprio quella Sampdoria diretta concorrente della squadra orobica per un posto in EL. La fortuna ha fatto il suo dovere, ma anche la Dea ha adempiuto in modo impeccabile al suo compito, agganciando ( e superando per via della differenza reti) i blucerchiati a quota 44 punti, ritornando di diritto dove le compete, perché quando offri una prestazione perfetta e sciorini un calcio spumeggiante, le ambizioni non possono che di un certo livello. Diciamocelo, le parole alla vigilia di Gasperini sono state pura pretattica, perché poi in campo la qualità dei singoli l’ha fatta da padrona. L’ambizione porta ispirazione, in particolare a Josip Ilicic, vero mattatore del match di Verona, con una tripletta che gli consente di prendere un bel 10 in pagella, 1o come come il numero di gol siglati in campionato, eguagliando il record di reti segnate in Serie A ai tempi del Palermo. Lo sloveno ancora una volta si dimostra inafferrabile e a sprazzi appartenere ad un’altra categoria, perché quando si accende il suo genio, è difficile eguagliare il suo estro. Fisicità, estro, visione di gioco: tutte qualità che da sempre lo accompagnano, ma che senza costanza hanno fatto fatica ad esplodere, ma con Gasperini come mentore, lo sloveno ha saputo come rilanciarsi e finalmente dimostrare il suo valore. Non è stata solo la giornata di Ilicic, perché paradossalmente la notizia più importante di giornata per i tifosi dell’Atalanta è stato il ritorno al gol del capitano Papu Gomez, siglando finalmente il suo primo gol in campionato nel 2018. Questa volta si sono viste la buona volontà ed impegno da parte dell’argentino, entrambe mancate nell’ultimo periodo, ma questa volta la sfortuna ha voluto smettere di perseguitarlo, Un gol che potrebbe davvero cambiare la storia del campionato, perché con un Ilicic in grande spolvero e il miglior Gomez, le porte dell’europa rimarranno chiuse ancora per poco, e di questo i tifosi nerazzurri non hanno mai dubitato, figuriamoci adesso.

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