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Altro record storico per l’Atalanta in ambito europeo. Gomez, Barrow e Palomino in versione deluxe

Altro che inferno bosniaco. Sullo stadio del Sarajevo si è abbattuto un vero e proprio tornado nerazzurro, implacabile anche per i tifosi più temerari. L’Atalanta ieri sera ha voluto scatenare la propria rabbia per il pareggio interno infliggendo un risultato più tennistico che calcistico. Se all’andata c’era stato rammarico per un pareggio evitabile, con lo 0-8 lo stupore è d’obbligo, perché neanche il più ottimista poteva immaginare un passivo così esagerato. Fin troppo, forse. Lo strapotere psicofisico messo in campo dai nerazzurri ha confermato la netta inferiorità dei bosniaci, aiutati all’andata da nostre defezioni più che da loro meriti. Ieri però, non c’è stata partita, perché quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare.

LE SCELTE DI GASPERINI- L’assenza di Ilicic avrebbe potuto pesare, ma come al solito il tecnico di Grugliasco produce schemi e invezioni tattiche in quantità industriale. Freuler in mediana con De Roon e Pessina. Il resto lasciamolo a chi di dovere. Le cannonate di Gomez e Barrow hanno avuto un’eco maggiore, ma il ritorno della puntualità svizzera in mediana ha svolto un ruolo fondamentale nella dinamica del match, consentendo una supremazia nella zona nevralgica che distrutto in partenza le convizioni avversarie. È giusto dare a Cesare quel che è di Cesare. Pardon, dare a Gasperini quel che è di Gasperini.

PAPU, PALO E LA MUSA- Un trio inconsueto, ma che potrebbe ripetersi in futuro. Anche Masiello ha contribuito, ma ormai sappiamo che il secondo palo è la sua sconda casa. Il capitano Gomez aveva il compito di prendere nuovamente per mano la squadra, e bisogna dire che ancora una volta lo ha fatto in grande stile. Una doppietta di pregevole fattura, come direbbero i grandi telecronisti, ma forse perché non tutti si sono abituati alle sue prodezze. Due missili alla Gomez con tanto di dedica per il terzo figlio in arrivo. E forse a chi già lo vedeva lontano da Bergamo (Lazio). Il Papu è tornato, anzi, in realtà non se n’è mai andato.

Josè Palomino di professione fa il centrale, ma la verve argentina del Papu forse lo ha contagiato. È stata la sua prima rete in assoluto in EL ad aprire le marcature e a indirizzare de facto il match verso la gloria. L’autogol di Ahmetovic gli ha negato la gioia della doppietta, ma penso che se ne sarà fatto una ragione. Continua la tradizione dei difensori bomber. Ecco perché Caldara in breve tempo diventerà un lontano ricordo.

Gli uomini dell’antichità si affidavano agli dei e alle muse per trovare ispirazione, e sembra che anche ai giorni nostri le cose siano rimaste immutate. Se Gomez ha illuminato la scena con le sue prodezze, la tripletta del giovane Musa Barrow sembra aver messo la parola “fine” alla crisi di gol delle punte nerazzurre. Il gambiano ha chiuso un ottimo finale di stagione e adesso sembra averci preso gusto. Zapata è avvisato. Ad maiora, Musa. Prossima tappa Israele. Il sogno continua.

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Marco Alborghetti

The author Marco Alborghetti

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