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Dea, sei la migliore. Petagna nel primo tempo regala il primato nel girone e l’imbattibilità. Lunedi i sorteggi dei sedicesimi

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Missione compiuta. La Dea  archivia la questione “Lione” e grazie al gol nel primo tempo di Petagna si aggiudica il primato del girone E, per giunta da imbattuta. Se ce l’avessero detto ad agosto, ci avremmo di sicuro riso sopra, visto il presunto girone di ferro che pensavamo ci fosse capitato ai sorteggi, ma adesso ci siamo resi conto che la realtà a volte supera davvero la fantasia in quanto imprevedibilità ed emozioni. Quattro vittorie, due pareggi, per un totale di 14 punti nel girone. Questi sono alcuni dei numeri dell’Atalanta in questa prima parte dell’EL, un’avventura che adesso è diventata leggenda, come storica è stata la rete nel primo tempo di Petagna che di fatto ha dimostrato a tifosi e non che la Dea in Europa fa sul serio e non ha nessuna intenzione di recitare la parte della cenerentola di turno. Diciamocela tutta, la partita non è stata spettacolare come da copione, ma come sempre ha dare spettacolo sono stati i quasi 15mila tifosi nerazzurri che hanno impreziosito l’atmosfera della serata con canti, suoni e colori davvero senza precedenti ( una lezione per altre tifoserie di club magari più blasonate ma meno calorose da questo punto di vista). Tutto questo tripudio di emozioni ha di fatto messo in secondo piano la partita che come ho già detto non è da iscrivere nella lista dei match indimenticabili. Nel primo tempo sono i francesi a rendersi pericolosi in area orobica, ma senza esito positivo. Pochi minuti dopo la squadra di Gasperini si sveglia dal torpore iniziale  e ha l’occasione di passare subito in vantaggio con Cristante che però  di testa non riesce ad inquadrare la porta. A rovinare i piani del Lione ci pensa al 10′ Petagna che grazie anche ad un po’ di fortuna riesce a deviare di faccia in rete un tiro svirgolato da Hateboer. Da qui la Dea amministra senza problemi, senza di fatto rischiare nulla nel primo tempo. Nel secondo tempo, l’Atalanta sembra non voler infierire accontentandosi del risultato  e allora il Lione prende sempre più coraggio, schiacciando i nerazzurri nella propria metà campo, ma di fatto senza pungere più del dovuto, se non con qualche tiro da fuori dei centrocampisti e una punizione quasi allo scadere, deviata  sul palo. Dopo quasi un tempo di sofferenza, alla fine sono proprio i padroni di casa ad esultare, consapevoli di essere entrati nuovamente nella storia del calcio europeo. Risultato sorprendente e storico che adesso farà sembrare meno importante il sorteggio dei sedicesimi di Lunedi 12 dicembre, dove la Dea conoscerà il proprio destino, ma una cosa è certa: adesso anche l’Atalanta fa paura. L’Europa è avvisata. Il sogno continua…

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Un’impresa da Dea. Un 5-1 che riscrive la storia. Atalanta da leggenda

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Da ieri sera, sembra appartenere ad un’altra dimensione quel 25 agosto, giorno dei tanto temuti sorteggi dei gironi di EL. Dopo 3 mesi, eccoci qui a parlare di un’Atalanta favolosa che contro ogni pronostico della vigilia è riuscita nella leggendaria impresa di qualificarsi ai sedicesimi di EL, perché un 5-1 rifilato all’Everton non può che scrivere letteralmente un’altra pagina di  storia della Dea. Non solo: l’Atalanta è imbattuta nel girone, guida momentaneamente la classifica a pari merito con il Lione ( affascinante e allo stesso importantissimo sarà lo scontro diretto del 7 dicembre) e proprio contro l’Everton torna alla vittoria, la prima in trasferta della stagione. Dopo le partite poco brillanti dell’ultimo mese, l’Atalanta ritrova se stessa nella serata più importante del girone infliggendo un sonoro ma significativo 5-1 ai Toffees, da dove tutto partì. Così come è lecito criticare le prestazioni della squadra e le scelte del mister quando le cose non vanno bene, è altrettanto giusto dargli il merito quando le cose funzionano alla grande. Certo, qualcuno potrebbe sminuire la perfetta partita di ieri dicendo che l’Everton non è più la squadra talentuosa e temibile di un tempo, ma la vera sfida ieri l’Atalanta l’ha vinta nella testa più che sul rettangolo da gioco. Per settimane non abbiamo fatto altro che assistere a prestazioni fotocopia delle precedenti: stesso atteggiamento del primo tempo, vantaggio parziale, poi calo improvviso nei secondi tempi, sia a livello mentale che fisico. Questo fino a domenica contro l’Inter, poi le cose finalmente sembrano aver preso una piega migliore. Le motivazioni questa volta hanno fatto superare tutte le difficoltà psicofisiche precedenti, dando nuova linfa ed energie a tutta la squadra, con conseguente vittoria di spessore e di cuore. Come già scritto in un articolo precedente, su questa squadra potrebbero aver influito fattori esterni, perché anche se fa male sentirlo dire, non si può sminuire in maniera netta e spregiudicata le parole della società riguardo agli obiettivi stagionali della squadra: Più avanti possibile in EL e posizionamento tra i primi 10 in campionato. Di certo no sono parole che possono motivare una squadra ed un mister come Gasperini sempre ambiziosi, ma dopo la storica vittoria di ieri, tutto sembra essere tornato alla normalità. Cristante sempre più uomo coppa ( e purtroppo lo sarà anche in chiave mercato); Cornelius si sta dimostrando un’attaccante puro, forse oscurando il lavoro di Petagna, ma che meriterebbe di essere provato titolare già lunedì sera contro il Benevento. Ora l’entusiasmo e lo stupore accompagneranno tifosi e i giocatori per qualche giorno, lasciandosi alle spalle tutti i problemi e le difficoltà avute in questi mesi, sperando che questo 5-1 sia il vero punto di partenza per riscrivere un’ulteriore pagina della storia nerazzurra,

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Dea, un po’ di orgoglio e dignità. Gasperini sempre più solo, ma forse tutto parte dall’alto….

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Confusione. Neanche la sosta per le nazionali è servita a Gasperini per riordinare le idee. Perdere a San Siro contro l’Inter solida di quest’anno ci sta, ma come sempre a suscitare dubbi e critiche sono i modi e gli atteggiamenti visti in campo. Guai a ridimensionare il tutto ad una semplice “evasione mentale” dovuta all’impegno di giovedì in EL contro l’Everton, perché ci si allontanerebbe dai problemi di fondo. I numeri parlano chiaro: un punto nelle ultime tre partite e ancora zero vittorie in trasferta. In questi casi le colpe ricadrebbero tutte sull’allenatore ( perché è così che solitamente funziona in questo sport), ma spesso viene utilizzato come capro espiatorio per nascondere ben altre cause. Parliamoci chiaro, Gasperini non è esente da colpe, ma un ruolo forse meno impercettibile (ma pur sempre importante) lo hanno assunto società e squadra.

GASPERINI Se dovessimo spartire le colpe di questa crisi, di sicuro verrebbe attribuita il 50% della colpa all’allenatore di Grugliasco. Da un anno a questa parte Gasperini ha voluto imporre la propria filosofia di gioco in modo austero e meticoloso, rendendo il suo gioco bello, pulito, ma alla lunga  monotono e prevedibile, soprattutto quando vengono a mancare i giusti interpreti del suo spartito ( vedi Freuler e Spinazzola ieri). Come conseguenza di ciò, chiede ai nuovi arrivati troppo tempo per abituarsi ai suoi meccanismi, non consentendo loro di giocare e affidandosi sempre agli stessi, con conseguente condizione psicofisica precaria. “Urge cambiamento strutturale” . Questo è quello che disse al termine della partita pareggiata in casa con la Spal, ma l’ideologia sembra prevalere sulla sua dignità in questo momento.

PERCASSI La seconda fetta di questo grafico a torta spetta al presidente, una fetta che adesso sembra pesare più delle altre. Le scelte tecnico-tattiche e motivazionali spettano all’allenatore, ma basta una frase detta da chi sta più in alto a complicare le cose. Non poco tempo fa, il patron degli orobici ha dichiarato che l’obiettivo di quest’anno è fare bene in EL e piazzarsi fra i primi dieci in campionato. Frase più demotivante di questa penso che non ci sia per una squadra che fino a qualche mese fa ha lottato per raggiungere uno storico quarto posto con conseguente ritorno in Europa, ma soprattutto per un’allenatore che da sempre fa dell’ambiziosità una sua peculiarità. Alcuni frasi possono pesare come macigni.

SQUADRA L’ultima fetta spetta ai giocatori, perché alla fine sono loro ad entrare in campo. La prestazione è figlia delle motivazioni e condizione fisica della squadra, e forse quello visto fino adesso non può che renderli apparentemente “innocenti”. Per una squadra disabituata da anni a giocare ogni tre giorni, è giusto aspettarsi cali fisici, ma se poi l’allenatore fa giocare sempre gli stessi, non si può far altro che accettare le scelte del Mister e giocare, nonostante la stanchezza e gli acciacchi, ma anche in questo caso c’è un risvolto. Se da un lato la fiducia incondizionata dell’allenatore porta ad una convinzione smisurata dei propri mezzi, alla lunga può portare ad un brusco adagiamento sugli allori ( Petagna in primis, ma non solo).

Come risolvere la faccenda? Forse una soluzione precisa non esiste, forse ci penserà come al solito il tempo a guarire tutti i mali, ma se c’è una cosa che in questo anno abbiamo imparato è che il cambiamento, pur essendo rischioso, porta sempre a scelte e situazioni nuove, e ora sembra arrivato il momento di prendere qualche decisione.

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Dea, non pungi più. Pensieri e parole di un tifoso incredulo

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“Conosci me, il nome mio…”. Così cantava Battisti in uno dei suoi capolavori, frase che da ieri sera risuona nella mente dei tifosi nerazzurri che da qualche giorno nutrono dei dubbi sull’effettiva identità della loro squadra. Già perché l’Atalanta vista in azione con la Spal è stata irriconoscibile. Il copione è ormai quello: primo tempo all’insegna della corsa, dell’aggressività e della voglia di segnare, poi il buio più totale nei secondi tempi, con costanti cali psico-fisici che di fatto hanno consentito a squadre inferiori come Spal e Apollon di strappare un pareggio inaspettato. Dopo questa ennesima prestazione sotto tono, finalmente Gasperini ha fatto mea culpa e ammesso che c’è qualcosa che non quadra a livello strutturale, perché parliamoci chiaro, le cause di questo ridimensionamento improvviso sono molteplici. Sicuramente la disabitudine a giocare ogni tre giorni è il fattore principale, ma non può in alcun modo giustificare il tutto. Si sa, il tifoso spesso parla e reagisce per puro istinto, ma c’è pur sempre un fondo di verità in quel che dice. Chi bazzica lo stadio, ultimamente non ha potuto evitare di sentire insulti e lamentele per le scelte tecnico-tattiche di Gasperini. L’uomo non si discute, ma l’allenatore è sempre sulla graticola, finché non vinci convincendo. E qui torniamo alle parole di Gasperini. A livello strutturale c’è sicuramente qualcosa che non convince, ma forse è lo stesso allenatore a non volerlo vedere. Quello che gli si rimprovera è la monotonia tattica a cui stiamo assistendo da mesi: stesso modulo ( nonché unico), stessi movimenti, stesse gerarchie. Il mercato ha portato giocatori giovani e di prospettiva all’altezza della situazione, ma il Gasp sembra non voler rischiare più come una volta, soprattutto in attacco dove Petagna rimane una pedina importante in chiave tattica, ma che ancora stenta a crescere in cattiveria in fase realizzativa. Cornelius, Vido e Orsolini non sembrano rientrare nei piani del mister di Grugliasco, ma anche un bambino capisce l’importanza di un’alternanza per poter rimanere in corsa il più a lungo possibile su tutti i fronti. Ora arriva la sosta per le nazionali, nulla di più provvidenziale per riordinare le idee e ripartire con tutt’altro atteggiamento, Saranno sicuramente “nuove notti e nuovi giorni”.

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Dea, basta colpi di testa. L’assenza di Gomez pesa, ma le colpe sono da spartire

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Vincere in trasferta per l’Atalanta sembra essere diventata una vera e propria chimera. Contro i ciprioti dell’Apollon la squadra di Gasperini stava per sfatare il tabù trasferta, ma il gol incassato allo scadere ha reso ancor più amara questa ennesima avventura della Dea lontana dalle mura amiche. Sia chiaro, la qualificazione ai sedicesimi non è in bilico, anzi, come ha detto lo stesso Gasperini “è solo rimandata”, ma adesso a preoccupare i tifosi ( e penso anche la società) è la frequenza di questi blackout e cali psico-fisici vertiginosi nei secondi tempi. Dopo Udine, si è cercato di giustificare la sconfitta dando per scontata una “spensieratezza” dovuta all’impegno di Europa League, ma alla luce di quello che abbiamo visto ieri sera, adesso a chi si deve attribuire le colpe? In questi casi il “J’accuse” sarebbe rivolto all’allenatore, ma sarebbe troppo affrettato puntare il dito contro un allenatore che tutto sommato sta gestendo bene la squadra sui tre fronti. Chi va in campo poi sono i giocatori. La qualità della rosa non si discute e mai verrà messa in discussione, ma qualche critica dal punto di vista mentale e dell’atteggiamento va fatta. La difesa, reparto che fino all’anno scorso sembrava essere il vero punto di forza di questa squadra, in questi mesi ha perso qualcosa in termini di lucidità e cattiveria, nonostante gli interpreti siano rimasti gli stessi ( e aggiungo potenziata, grazie gli arrivi di Mancini e Palomino). Masiello incomincia a sentire le fatiche e i ritmi medio-elevati di campionato e coppa, forse sarebbe meglio farlo riposare più spesso. Nella zona nevralgica del campo, aspettando che uno tra Haas e Schimdt possa far rifiatare come si deve Freuler, oltre alla fase calante a cui stiamo assistendo di Cristante, continua a mancare il supporto tecnico e quantitativo di Marten De Roon, certamente in crescita, ma ancora lontano parente dell’olandese che si è reso protagonista con la Dea due anni fa. In attacco ormai è palese l’importanza del capitano Gomez, ma questa squadra deve dimostrare di poter pungere anche senza l’argentino. Ilicic sta dando e facendo più di quello che ci si potesse aspettare, ma in attesa che Cornelius si adatti al campionato ( e magari Gasperini gli conceda più spazio), il compito di segnare è affidato a Petagna, quest’anno croce e delizia. L’attaccante triestino alterna prestazioni convincenti con altrettante impietose e scadenti, segno sempre più evidente di una sua totale difficoltà nel cercare la via del gol. Petagna rimane uno dei giocatori più utilizzati da Gasperini quest’anno, ma l’allenatore di Grugliasco forse si sta dimenticando che in panchina ci sono alternative valide come Vido e Orsolini che potrebbero giustamente far recuperare le forze al numero 29 nerazzurro. Forse la chiave di tutto potrebbe celarsi qui, ma in quel caso dovrebbe essere lo stesso Gasperini a farsi un esame di coscienza.

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La Dea e il mal di trasferta. Cuore e grinta nei primi tempi, poi i soliti black-out…

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Se è vero che tre indizi fanno una prova, possiamo affermare che anche due indizi non allontanano di certo dalla realtà dei fatti. L’Atalanta in trasferta continua a fare fatica e ancora una volta rimane a bocca asciutta, segno di una difficoltà psicofisica sempre più evidente  lontana dalle mura amiche. Coincidenza vuole che entrambe le sconfitte con Sampdoria e Udinese siano arrivate prima delle importanti sfide di Europa League, ma sarebbe davvero troppo facile e riduttivo ricondurre il tutto ad una semplice supponenza. Fatto che sta che in casa la Dea sempre avere un ritmo completamente opposto: dei 15 punti in classifica ben 13 sono stati guadagnati nel fortino nerazzurro. Se potessimo romanzare questa faccenda, sicuramente quella a cui stiamo assistendo è un’Atalanta in versione ” Dottor Jekill e Mr. Hyde”. Una squadra che ultimamente mostra spesso le sue due facce: grintosa, vogliosa e ligia al dovere nei primi 45′, spaesata, confusionaria e in una condizione psicofisica precaria nella seconda frazione di gioco. Forse l’accostamento può sembrare esagerato, ma certamente adesso i tifosi incominciano a chiedersi quale sia la vera identità di questa squadra e quali siano le cause di questo cambiamento repentino. L’unico a poter dare delucidazioni a riguardo è proprio Gasperini che come l’avvocato protagonista del romanzo sta cercando di decifrare in tutti i modi questo mistero, ma fino adesso senza esito positivo. Qui non c’è nessuna pozione da tirare in ballo, ma forse è proprio il miscuglio non ben assemblato tra Campionato, EL ( e intanto anche Nazionali) a produrre questo duplice effetto.  In attesa che il tempo dia qualche soluzione, giovedì contro l’Apollon sarà fondamentale far emergere la parte migliore  e schiacciare la parte maligna, altrimenti anche Gasperini, come lo stesso Jekill dovrà chiedersi :”Come fare, allora, a separarli ? “.

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Atalanta in versione diesel. Palomino invalicabile. Freuler insostituibile, ma serve alternativa

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La Dea non delude le aspettative e fa il pieno di punti anche con l’Hellas Verona, infliggendo ai veneti un secco 3-0. Una pura formalità, sì, ma ancora una volta abbiamo dovuto aspettare il secondo tempo per vedere all’opera la migliore Atalanta. Come contro il Bologna, nel primo tempo la squadra è apparsa stanca e incapace di pungere in area avversaria, con un pizzico di supponenza che di certo non ha reso le cose facili in chiave psicologica. Cornelius ( titolare insieme a Gomez e Ilicic) ha dato come sempre il suo contributo, con sponde e appoggi per i compagni, ma la squadra non è apparsa per niente brillante e collaborativa. Un primo tempo fotocopia di quello di domenica, ma questa volta a movimentare un po’ gli animi ci ha pensato il Var con un gol annullato per parte ( entrambe le decisioni corrette). Prima ai padroni di casa al 33′ il Var segnala il fuorigioco del danese in occasione dell’assist per Freuler, cinque minuti più tardi segnala (tardivamente) il fuorigioco netto di Kean sulla linea di porta. Insomma, il Var dà e il Var toglie, ma questa volta nessuna polemica per l’operato arbitrale. Nel secondo tempo Gasperini prova a dare la scossa ai suoi ragazzi inserendo Kurtic per Cornelius, con Papu Gomez “falso nueve”. Gasperini però deve ringraziare la retroguardia avversaria che al 50′ sbaglia un disimpegno e Freuler, una volta recuperata palla non sbaglia davanti a Nicolas. La Dea ringrazia, e da qui la partita è in discesa, con l’intera squadra che sembra ritrovare i meccanismi tattici dimenticati nei primi 50′ e il solito ritmo partita. Ci penseranno prima Ilicic e poi Kurtic a chiudere la pratica. Coincidenze o meno, la squadra nelle ultime partite fatica a trovare la via del gol soprattutto nella prima fase del match, sintomo evidente di una condizione psico-fisica non perfetta, ma allo  stesso tempo capace di riprendersi e ritrovare le proprie convinzioni sul lungo andare della partita. Chiamatela pure “Diesel Atalanta”. Se la squadra è a rilento, Freuler sembra invece avere quattro polmoni. Ancora una volta lo svizzero gioca e si conferma il metronomo per eccellenza dell squadra, e chi sa se è solo questo il motivo per cui Gasperini non lo toglie mai dal campo. In attesa del brasiliano Schimdt, lo svizzero è costretto a giocare, perché per adesso nessuno è in grado di sostituirlo in qualità, quantità e visione di gioco. Fino a quando resisterà, nessuno lo sa, ma di certo per gennaio la società starà già pensando a come farlo rifiatare. Altro mastino che sembra non soffrire la fatica è Palomino. Altra grande prestazione monstre dell’argentino che cresce di partita in partita, dando sempre più solidità e sostanza alla difesa nerazzurra. Per questo è già diventato un idolo della tifoseria nerazzurra, destinato a rimanerci a lungo, soprattutto quando tra un anno sarà proprio lui a sostituire il partente Caldara ( ancora un plauso alla società). Con questi 6 punti conquistati in tre giorni ( 9 se contiamo anche quelli di EL), l’Atalanta sale a quota 15 punti, a meno due punti dalla zona europea. Se questo è il risultato di una Dea in riserva, appena avrà fatto il pieno di benzina ci sarà da divertirsi.

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L’Atalanta respira, ma a fatica. Petagna o Cornelius? Al Gasp l’ardua sentenza

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La Dea torna a sorridere in campionato. Dopo la vittoria in EL, gli orobici si impongono anche in campionato contro il Bologna. Atalanta che sale a quota 12 e torna a respirare, ma la condizione fisica sembra incidere notevolmente nelle ultime settimane. Non è di certo un segreto che le coppe portino via molte energie psicofisiche, ma l’assenza di cinismo sotto porta è un problema vecchio di anni. Dall’altra parte c’era un Bologna ben organizzato e con un allenatore che conosce Bergamo e l’Atalanta come le sue tasche, ma con un Ilicic sempre più decisivo, ci si aspettava un atteggiamento molto più arrembante anche senza Gomez. Vuoi per l’uno o l’altro motivo, nel primo tempo i padroni di casa hanno sempre avuto in mano il pallino del gioco, ma la buona fase difensiva dei felsinei e l’incapacità di alzare i ritmi da parte dei nerazzurri, ha reso i primi 45 minuti pressoché noiosi. Al contrario, la seconda frazione di gioco è stata più dinamica e giocata a ritmi degni di un match della massima categoria. Spinazzola e Ilicic si sono resi pericolosi più volte, ma senza esito positivo. Gasperini capisce che basterebbe poco per fare bottino pieno, e così butta nella mischia Cornelius per la prima volta affianco a Petagna. Il danese cambia letteralmente l’inerzia della partita: sgomita in area, arriva sempre per primo sui cross e calci d’angolo, corre e fa impazzire i difensori avversari, e alla fine al 70′ la sua determinazione viene premiata da Freuler che gli confeziona in area l’assist per il gol del vantaggio ( e della vittoria finale). Il massimo risultato con il minimo sforzo, insomma, ma non sempre sarà così. “Si può dare di più”, come cantavano Tozzi-Ruggeri e Morandi, soprattutto se in attacco hai un parco attaccanti che mezza Serie A ti invidia. Petagna fa la parte dello stacanovista, molto audace ma ancora timido in area, al contrario del suo omologo danese che in questo momento sembra avere una convinzione nei propri mezzi superiore al gigante triestino. Un po’ di riposo gli farebbe solo che bene, ma come dice il detto, “Ai posteri l’ardua sentenza”. La palla quindi passa a Gasperini, sperando che riesca velocemente a sciogliere questo dubbio amletico.

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Dea, sei bella e possibile. Ilicic sugli scudi, ma la difesa non sembra aver perso quel “vizio”…

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L’Atalanta quando si tratta di Europa sembra non avere confini. L’aria dell’Europa League fa bene alla squadra di Gasperini, e il tris rifilato ieri ai ciprioti dell’Apollon Limassol è la dimostrazione che la Dea fa sul serio: con i tre punti del Mapei Stadium, la squadra orobica comanda il girone con 7 punti, ma soprattutto rimane imbattuta in questa avventura europea, cosa che fino a due mesi sembrava essere un’impresa proibitiva dato il calibro di squadre come Lione ed Everton che adesso invece sono costrette ad inseguire. “Homo faber fortunae suae” come dicevano i latini, e di certo anche la squadra di Gasperini sapeva benissimo che l’esito di questo match sarebbe dipeso solo dalla volontà dei suoi interpreti di rifarsi dopo il blackout di Marassi. Detto fatto, nel primo tempo l’Atalanta è entrata in campo con gli occhi della tigre, con una determinazione e piglio completamenti diversi dal secondo tempo di Genova, prendendo in mano subito le redini del gioco e creando molto. non a caso all’11’ è arrivato il vantaggio di Josip Ilicic su assist dalla sinistra di Spinazzola. Fino a qui tutto bene, ma alla fine del primo tempo, nonostante le innumerevoli occasioni create da Petagna e compagni, il risultato è rimasto fermo sull’1-0, e qui i tifosi presenti al Mapei Stadium ( ma anche quelli a casa) hanno di certo rivisto i fantasmi di Marassi come il sottoscritto. Nel secondo tempo il portiere dei ciprioti è riuscito a tenere in partita i suoi con 3-4 parate degne del migliore Benji Price, ma prima o poi quella saracinesca verrà scardinata. Nel mezzo, ecco materializzarsi come il replay di un film già visto il pareggio degli ospiti. Gelo al Mapei stadium, ma questa volta i brividi di paura sono scomparsi in fretta. Al 64′ ci pensa il sempre atteso Petagna a risvegliare dal torpore la propria squadra con un bellissimo colpo di testa sugli sviluppi di un corner. “Per evitare ulteriori colpi di scena, meglio raffreddare subito gli animi dei ciprioti” avrà pensato Ilicic quando di spalla due minuti dopo appoggia in area una splendida palla che Freuler può solamente trasformare in gol. Passato il momento di crisi passeggera, l’Atalanta amministra il doppio vantaggio, e questa volta il finale fortunatamente non cambia. Migliore in campo? Beh, con un risultato così si fa fatica a non promuovere l’intera squadra, ma quando ci ricapiterà di rivedere un Ilicic così? A parte il gol e l’assist sublime per il gol di Freuler, lo sloveno ha dimostrato di essere un giocatore totale, capace di prendersi responsabilità tipiche da Gomez soprattutto quando l’argentino non è al 100%, come ieri sera causa infortunio al piede. Le doti tecniche e il talento innato del giocatore sono indiscutibili, si spera che quella ammirata ieri sera sia solo la prima di una serie di prestazioni deluxe dello sloveno. se l’attacco convince, la difesa continua a instaurare sempre più dubbi. Quello di ieri è il 15esimo gol in 11 partite ufficiali, ma più che per il “perché” preoccupa il “per come”. Nel secondo tempo incominciano ad essere troppi i gol incassati, soprattutto su cross o palle da fermo, situazioni in cui Caldara e Masiello fino a qualche mese fa sono sempre stati inappuntabili, ma che adesso dimostrano qualche fragilità in più. Intanto che Gasperini cercherà di sbrogliare il bandolo della matassa difensiva, la testa non fa in tempo a riposare che è già ora di pensare al campionato. Domenica all’Atleti azzurri arriva il Bologna dell’ex Donadoni, squadra sulla carta abbordabile, sperando che d’ora in poi il replay sia del film visto in EL.

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Atalanta-Apollon, alla scoperta dei ciprioti

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I tifosi della Dea non prendano alla leggera questa partita, perché un motivo c’è se l’Apollon in EL è ancora imbattuto. I due punti conquistati con Lione ed Everton sono i segni di una compattezza e organizzazione di squadra all’altezza di questa competizione, perciò la squadra cipriota rimane un’avversaria da non sottovalutare e da rispettare. Per chi ancora non avesse sbirciato sui vari siti internet, ecco una breve presentazione degli avversari che stasera affronteranno la Dea.

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Ai più la rosa cipriota è sconosciuta, e la cosa non sorprende, visto che che il campionato cipriota non è da considerare nella cerchia dei campionati più interessanti sotto il profilo dell’appeal internazionale, ma proprio perché l’ignoto è il nemico numero 1 della conoscenza, è giusto dare due dritte riguardo a questa squadra. I due difensori Angeli e Hector Yuste non saranno da sottovalutare, perché grazie al loro giusto mix di fisicità e velocità non renderanno di certo facile la vita a Petagna e compagni. A centrocampo occhio a Alef,brasiliano claase ’95 in prestito dal Braga ancora a secco con i ciprioti, ma dotato di una notevole visione di gioco ( non a caso tutti i palloni passano dai suoi piedi). La stella della squadra però è Maglica, attaccante croato classe ’91 dotato di una grande forza fisica e buona tecnica con entrambi i piedi. In Europa è ancora a secco, ma in totale in 37 presenze collezionate con la squadra cipriota ha già fatto 17 gol. Trattarlo con le dovute precauzioni.

Formazione

L’allenatore Augousti si affiderà come sempre al suo caro 4-1-4-1, modulo insolito dalle nostre parti, ma tutto sommato efficace. Contro gli orobici, proprio il talento brasiliano Alef giocherà davanti alla difesa, cercando di dare maggiori verticalizzazioni per gli inserimenti degli altri centrocampisti, ma soprattutto di Maglica.

Situazione squadra

L’Apollon è attualmente al 7° posto nel campionato cipriota ma deve recuperare 2 partite. Sono 9 i punti raccolti nelle 5 gare sinora disputate, frutto di 2 vittorie e 3 pareggi. 12 le reti fatte, 5 quelle subite. Nell’ultimo match di First Division gli uomini di Avgousti hanno impattato per 1-1 sul campo dell’Anorthosis (prima in classifica).

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