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Serie A: alla scoperta dell’Udinese, una delle massime sorprese di questo campionato.

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Come hanno testiminiato queste prime giornate, la Serie A quest’anno è terra di opportunità. Dalle big, con l’Inter ed il Milan che con gli acquisti di Nainggolan e Higuain, hanno avuto per la prima volta dopo anni la possibilità di presentare al via ottime rose competitive su più fronti, alle squadre cosiddette “piccole”. Proprio quest’ultime stanno mettendo punti in cascina che saranno fondamentali per la lotta salvezza delle ultime giornate, e così facendo si stanno ritrovando inevitabilmente nelle zone alte della classifica.

In attesa del risultato di                        Spal-Sassuolo che forse sono le due squadre rivelazione fino ad ora del campionato, bisogna senz’altro fare i complimenti, nonostante la sconfitta di ieri (comunque contro la Lazio al termine di una gara giocata ottimamente), all’Udinese che ha già 8 punti e che è una società da sempre umile, ma con un bel progetto e con le idee chiare sia sul mercato sia dal punto di vista del gioco. I friulani presentano, a differenza degli ultimi anni altalenanti, una rosa di ottimi calciatori pressoché sconosciuti ai più. Dal reparto offensivo con gli interessanti Ignacio Pussetto, argentino, scuola Huracan e Machis, venezuelano l’anno scorso a Granada, alla retroguardia difensiva, che quest’anno oltre ad un ormai confermato Nuytinck, presenta addirittura una scelta fra il venticinquenne colosso olandese-nigeriano (1.91 metri), scuola Tottenham, Troost-Ekong ed il ghanese classe 1997, Nicholas Opoku.
Una squadra cinica e bella da vedere con parecchie colonne portanti che nonostante siano giovani ed appena al secondo o terzo anno in Italia, hanno dimostrato di saper prendere per mano la squadra nei momenti difficili. Fra questi, oltre al già citato Nuytinck, ci sono sicuramente Rodrigo DePaul vero trascinatore che sembra davvero definitivamente esploso, Kevin Lasagna sempre più goleador di questa squadra e ottimi centrocampisti quali Fofana, Behrami, Barak ed il giovane regista classe 1997 scuola Genoa, prelevato dalla Juventus Rolando Mandragora, tutti dotati di ottime capacità balistiche, tecnica, esplosività e forza fisica ed ottimamente alternati in campo dall’allenatore.
Infine un occhio anche alla porta, con il giovane italiano del 1996 Simone Scuffet, proveniente proprio dalle giovanili bianconere ed un’altra scoperta della società come il classe 1994 Musso, argentino scuola Racing Avellaneda.

Una squadra dunque ben assemblata dalla società ed anche ben organizzata in campo grazie allo spagnolo Julio Velazquez (l’anno scorso nella seconda divisione spagnola), il più giovane allenatore quest’anno in Serie A, arrivato tra mille dubbi che grazie alla sua bravura ed ai risultati ottenuti, sono subito svaniti.

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L’Atalanta ritrova l’orgoglio perduto grazie a Zapata e Rigoni

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La Dea riacciuffa il pareggio in extremis con il Milan. Decisivi gli ingressi di Zapata e Rigoni, i due volti della rinascita nerazzurra.

“Au bout de souffle”, per i non francofoni, “all’ultimo respiro”. L’Atalanta a San Siro strappa un pareggio quasi insperato contro un Milan capace di andare due volte in vantaggio senza tuttavia riuscire a chiudere la gara, dimostrando a tutti che la Dea non ha nessuna intenzione di smettere di correre. Dopo un primo tempo timido e avulso in cui  sembravano riapparire i fantasmi di Ferrara, i nerazzurri riescono a cambiare marcia nella ripresa riprendendo due volte il Milan grazie anche all’apporto di Gasperini che, seppur in tribuna per via della squalifica, cambia la gara con i suoi cambi rivoluzionando l’attacco ad inizio secondo tempo con gli ingressi di ZapataRigoni al posto di uno spento Barrow e di un insufficiente Pasalic. Detto, fatto: il colombiano confeziona un assist al bacio che Gomez spinge alle spalle di Donnarumma. In zona Cesarini, sempre dai piedi del colombiano parte l’azione che poi porterà al gol di Rigoni.

Il gol di Rigoni nel recupero che fissa il match sul 2-2.

Dal banco degli imputati su cui erano saliti dopo la sconfitta con la Spal, i due attaccanti si sono resi protagonisti indiscussi di un match che fino al 45′ sembrava a senso unico. Il colombiano è stato devastante, e anche commovente (vedasi il rientro di 70 metri per recuperare un pallone). L’argentino ha trovato tanto spazio davanti a sé, e questo gli ha permesso di esprimersi al meglio, replicando una prestazione quasi ai livelli di Roma.

Il titolo di “Man of the match” di serata giustamente lo si deve attribuire a Rigoni, ma impossibile non attribuire grandi meriti anche alla punta colombiana. L’ex Sampdoria con la tua tenacia e forza fisica ha spaccato in due una squadra come quella rossonera completamente allo sbando nella seconda frazione, palesando quindi una condizione psicofisica ottimale, in vista del prossimo impegno di campionato. Nonostante sia ancora a secco di gol, la sua presenza in campo rimane un fulcro da cui non si può prescindere. In attesa che Barrow torni a sfoderare le prestazioni di inizio stagione, soprattutto quelle delle qualificazioni di Europa League, l’attacco nerazzurro è comunque in ottime mani, o meglio piedi.

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La Dea cade all’Inferno. Decisiva la gara col Milan

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Terza sconfitta in 20 giorni per l’Atalanta che sembra non aver metabolizzato ancora l’eliminazione in EL. Possibile rivoluzione con il Milan?

Atalanta cercasi. La Dea non riesce più a vincere, incassando la terza sconfitta consecutiva, dopo l’eliminazione con Copenaghen e la debacle interna con il Cagliari. Questa volta a punire i nerazzurri ci pensa la Spal con Petagna, che seguendo la regola d’oro del calcio, si vendica contro la sua ex squadra, siglando una doppietta che ora fa volare gli spallini al secondo posto in classifica. Se la sconfitta con i sardi poteva essere alleggerita dall’alibi dell’eliminazione in EL, questa di Ferrara ha il sapore dell’inizio di una vera e propria crisi nerazzurra.

LE COLPE- quando si perdono così tante partite in poco tempo, è facile attribuire le colpe ad un caprio espiatorio, ma non sempre è lecito puntare il dito verso qualcuno. La squadra dispone di una rosa ampiamente competitiva per il campionato, ma quello che risalta agli occhi dei tifosi è un’involuzione psicofisica del tutto impronosticabile. Gioco avulso, meccanico, troppa supponenza e leggerenza nei contrasti, nessuna idea dalla metà campo in su, ma soprattutto assenza di cattiveria. Queste sono le principali accuse rivolte dai giornali (ma non solo) alla squadra e a Gasperini, che adesso dovrà lavorare veramente sodo sulla testa dei giocatori in vista della trasferta di San Siro con il Milan.

VERSO IL MILAN- I nerazzurri adesso hanno 6 giorni di tempo per ricaricare le batterie e per ritrovare quegli schemi e quei meccanismi che sembrano essersi inceppati da un mese a questa parte. Sarà decisivo dunque per il proseguo di stagione la sfida coi rossoneri, impegnati però giovedì in EL contro il Dudelange. Gasperini, ovviamente non potrà contare solo sulla stanchezza fisica degli avversari, e sa benissimo che il Milan con Gattuso sembra aver trovato gli equilibri giusti per poter raggiungere i propri obiettivi stagionali. Con un centrocampo nervoso e delle ali ormai prevedibili, possibile che nell’Atalanta possa ricorrere ad una rivoluzione tattica, ma è ancora presto per affermarlo con certezza. Sicuro di un posto da titolare è Josip Ilicic, torenato a disposizione ieri sera e l’unico a salvarsi, visto il lungo periodo di stop causa infezione. Gasperini si affiderà alla sua arma per scacciare lo spauracchio di una crisi che già in passato lo aveva cisto protagonista in negativo di scelte errate. Il resto è storia nota. Non ci resta che affidarci al tecnico di Grugliasco, l’unico capace di riportare la Dea in Paradiso.

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Atalanta, Ilicic è la cura. Presto il rinnovo per lo sloveno

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L’Atalanta non trova più la via del gol e spera di farlo con Josip Ilicic, il vero cecchino della scorsa stagione.

“L’Atalanta non sa più segnare”. No, non siamo rimasti ad un anno fa. Anche quest’anno la squadra di Gasperini sembra non aver ancora risolto i problemi relativi all’attacco. In pratica, si arriva a 30 senza affanni, ma le cose si complicano quando c’è da fare 31. Attenzione, qui non parliamo di una difficoltà relativa alla creazione di gioco  o di occasioni pericolose, ma di una questione di cinismo, da anni vero tarlo dei nerazzurri. Risale al triennio 2012-13-14 la presenza dell’ultimo grande bomber orobico, German Denis. Quel German Denis che dopo quattro anni sotto le mura di Bergamo ha collezionato la bellezza di 56 reti in 158 partite, diventando il marcatore straniero più prolifico nell storia del club. Da quel recente gennaio 2016, giorno del suo addio al calcio italiano, la Dea ha provato ad affidarsi all’esuberanza e al talento di un altro argentino, Papu Gomez. il capitano nerazzurro al suo primo anno alla Dea diventò il vero protagonista, siglando 16 reti in una sola stagione (record assoluto per l’ex Catania). Il solo estro del Papu però non poteva bastare ad una squadra che ambiva a diventare grande, ma quel ruolo da centravanti sembra aver pesato per molti. PinillaPaloschi, Borriello, Petagna e infine Cornelius non sono sttai all’altezza del compito, vuoi per il modus operandi dell’allenatore, vuoi per le loro differenti caratteristiche tecniche-tattiche.

Quest’anno non possiamo di certo affermare che il reparto offensivo sia povero di quantità e qualità: 23 reti segnate tra Frosinone, Roma e i turni preliminari di EL. Un vero balzo in avanti, fino alla sfida di Copenaghen, dove i ragazzi sono tornati a lottare con vecchie preoccupazioni. In 210′ di partita, i nerazzurri hanno creato una trentina di occasioni da gol, ma la poca lucidità e l’assenza di cinismo nei momenti chiave del match ancora una volta hanno giocato brutti scherzi, quali gli errori dal dischetto e conseguente eliminazione dal torneo. In campionato la sconfitta con il Cagliari non è stata altro che il riflesso del match di coppa, ma questa volta la sfortuna ha centrato poco o nulla. Solo una occasione nello specchhoo di porta avversaria, poi il buio più totale per i nerazzurri, che ora devono ritrovare le loro certezze. Barrow è giovane, ma il suo contributo lo darà sempre, perchè il talento non gli manca. Rigoni è arrivato da qualche settimana e ha bisogno di tempo per potersi adattare agli schemi di Gasperini. Zapata ha iniziato tardi la preparazione: ha bisogno di tempo per ritrovare la condizione. Papu Gomez sembra l’uunico ad aver trovato brio, ma i tifosi si aspettano grandi cose dal loro capitano, soprattutto dopo il rigore sbagliato. Proprio quel rigore che per giorni è stato oggetto di supposizioni varie da parte di tifosi e non. “Se ci fosse stato Ilicic, avremmo vinto nei ’90”. Forse sarebbe successo davvero, ma coi sé e coi ma, purtroppo la storia non si fa. Quel che è certo è che l’Atalanta adesso ha bisogno di un altro leader tecnico come lo sloveno, capace qualche mese di fa di zittire con una doppietta il Borussia Park. L’infezione batterica al collo lo ha costretto ai box per più di un mese, ma adesso lo sloveno è tornato ad allenarsi regolarmente con la squadra. I tifosi lo aspettano con trepidazione, così come il rinnovo, previsto tra qualche settimana, che legherà nuovamente Ilicic con l’Atalanta a lungo.  È solo questione di tempo prima che l’Atalanta torni a meravigliare. Non ci resta che aspettare.

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AtalantaEditorialeNewsSerie A

Atalanta, benedetta sia la sosta

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Gasperini avrà tempo due settimane per ritrovare la sua Atalanta

Poca lucidità, stanchezza psicofisica e mugugni. Con queste tre parole si può descrivere la settimana da incubo dell’Atalanta. L’eliminazione con il Copenaghen doveva essere il fondo da cui rialzarci, ma le paure e l’obbligo psicologico di rinascere dalle nostre ceneri ha finito per farci cadere nuovamente nel buio più totale. Prima la maledizione dei rigori, ora la sconfitta casalinga con il Cagliari. Dea che ti succede?

Tranquilli, non è scoppiato nessun caso “Gasperini”, ma ora più che mai la sua esperienza e intrapredenza serviranno per ripartire. Forse neanche lui si aspettava una non reazione del genere con il Cagliari. Nel giro di tre giorni, l’Atalanta ha mostrato entrambe le facce della proverbiale medaglia, ma il risultato è stato sempre negativo. Dalle circa 30 occasioni create con i danesi, siamo passati ad un’inconsistenza offensiva senza precedenti. Le scelte tecniche-tattiche del mister sono sempre al centro del processo mediatico post-partita, perché si sa, è sempre l’allenatore a dover pagare pegno. Di certo Gasperini avrà che rimproverarsi su certe scelte, ma questo avverrà solo nelle segrete stanze, perchè ai microfoni è giusto difendere la propria posizione. Zapata poteva essere risparmiato all’inizio, visto le fatiche di Coppa. Gomez è imprescindibile. Pasalic impalpabile. Perché Berisha titolare?Sono tutte provocazioni giuste ma che hanno un’unica risposta in comune: spetta a Gasperini la scelta finale. Altra questione è il mordente, la fame di vittoria che dovrebbe essere insita in tutti noi, ma che spesso non basta a vincere le partite, e ieri la squadra nerazzurra ne ha avuto la prova. La volontà di ripartire ha avuto il sopravvento sull’ordine tattico, messo in subbuglio dalla compattezza sarda. Il campo ha rispecchiato l’andamento della partita, con un risultato giusto e che forse è arrivato nel momento migliore della stagione. Ora arriva la sosta e con lei Ilicic, il vero fulcro creativo della Dea, mancato per tanto, troppo tempo. Gasperini ha tempo due settimane per ritrovare quegli equilibri lasciati a Copenaghen. “Sai perché cadiamo Bruce? Per imparare a rialzarci” cita un famoso film di supereroi. E questo è il momento per farlo, Dea.

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AtalantaCagliariEditorialeNewsPrimo PianoSerie A

Atalanta, falsa ripartenza. 0-1 con il Cagliari. Decide Barella su punizione

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Continua l’incubo per i nerazzurri che in campionato si fermano con il Cagliari. I sardi si confermano bestia nera degli orobici

Sotto shock. La Dea aveva l’obbligo di rialzarsi dopo il tonfo europeo per poter continuare a sognare in campionato, ma è arrivato un risultato inaspettato. I nerazzurri incassano così la prima sconfitta dela stagione, e guarda caso l’ultima risaleva ancora contro il Cagliari, ormai dichiaratosi vera e propria “bestia nera” dei nerazzurri. Troppo brutta per essere vera. Gasperini schiera gli undici che stavano meglio dal punto di vista psicofisico, ma forse l’obbligo etico-morale di risorgere dalle ceneri ha svolto un ruolo più che significativo nelle gambe e nella testa degli orobici. Niente mordente, poca lucidità e soprattutto poche idee, forse frutto veramente della stanchezza post Copenaghen. I nerazzurri si affidano a Zapata, Pasalic e Rigoni per risollevare gli animi atalantini, ma i sardi sono bravi ad imbrigliare la manovra offensiva nerazzzurra, nonché il centrocampo. Così la Dea fatica a creare occasioni da gol, e nel mentre cresce sempre più nei ragazzi di Maran la speranza di poter portare a casa qualche punto. I padroni di casa abbozzano qualche tiro dal limite con Freuler o Rigoni, ma la poca lucidità continua a persistere. Il Cagliari fa la classica prestazione da squadra medio-piccola, tattica che alla fine si rivelerà più efficace, perché studiata nei minimi dettagli. Al 28′ sono i sardi ad avere la prima e vera occasione di serata con Sau, ma sul secondo palo l’attaccante sardo non trova nessuno disponibile in area. Alla mezz’ora i nerazzurri si svegliano: ci prova Ali Adnan ( il migliore per distacco) su punizione, ma Cragno è bravo a respingere. Sulla respinta si avventa Rigoni, ma è brava la difesa a chiudere. Al 36′ Rigoni prova a servire Zapata in area, ma il cross viene solo sfiorato dal colombiano. Ora è il Cagliari a spingere, e  allo scadere del primo tempo trova la rete del vantaggio grazie alla punizione di Barella, deviata dall’incauto Pasalic.

Nella seconda frazione Gasperini si gioca la carta Gomez, affidando all’argentino il compito di riacciuffare il pareggio. Dopo cinque minuti, è proprio l’argentino a rendersi pericoloso, ma il suo cross finisce tra le braccia di Cragno. Nei primi dieci minuti regna il nervosismo, frutto anche di una gestione di gara da parte di Maresca totalmente inadeguata. Al 64′ ci riprova l’Atalanta con Rigoni, ma il suo cross in area è preda di Cragno che anticipa in modo provvidenziale Zapata.  Al 73′ Barrow rileva un impalpabile Pasalic, e Gasperini ridisegna la sua squadra con il 4-2-3-1. Tattica che però non risulterà efficace, perché i sardi continuano a chiudersi bene in modo compatto e l’Atalanta non ha più energie né idee per poter pareggiare. All’83’ ci prova Gomez su punizione, ma anche l’argentino non è in forma. All’87’ contatto in area tra Klavan e Zapata, ma Maresca lascia correre, lasciando il beneficio del dubbio. Nei cinque minuti di recupero assegnati nel finale, l’Atalanta prova l’assalto, ma il Cagliari non molla di un centimetro. Finisce 0-1, con il Cagliari che per la seconda volta consecutiva espugna l’Atleti Azzurri.

Squadra stanca e poco lucida, senza ritmo e senza idee. Cagliari più compatto e più convinto di poter fare risultato. La reazione tanto sperata da Gasperini e dai tifosi non è arrivata, forse complice proprio la stanchezza di coppa, ma tra due settimane non ci saranno più scuse. Ora il tecnico di Grugliasco ha tempo due settimane per ritrovare quell’equilibrio che ha reso grande la sua squadra, per poter ripartire al più presto e centrare nuovamente l’Europa, per continuare a sognare. Ben venga la sosta, quindi.

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AtalantaEditorialeSerie A

L’ora più buia di Gasperini

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La Dea non si qualifica ai gironi di EL e ad accusarne il colpo è soprattutto Gasperini, incredulo dopo i rigori

Un epilogo così amaro nessuno se lo poteva aspettare. Uscire ai rigori, dopo aver dominato in lungo e in largo per circa 210′ è a dir poco frustrante, un incubo. “È difficile spiegare quel che che anche io non so capire” diceva in una vecchia canzone Battisti, da ieri sera pensiero comune a tutta la comunità nerazzurra. Le dichiarazioni postapartita del tecnico di Grugliasco sono solo il frutto della frustrazione e della rabbia repressa per un risultato ingiusto. Tuttavia, il day after è sempre il giorno delle recriminazioni, dei commenti e dove tutti vogliono esprimere la propria opinione da pseudo-allenatori. Di sicuro oggi sarà il giorno più tetro per il comandante di quest’Atalanta. Quel Gian Piero Gasperini che due anni fa ha preso in mano una squadra limitata, rivoluzionandola da cima a fondo, rivestendola di quell’abito internazionale lasciato in naftalina per decenni.

L’eliminazione dai sedicesimi con il Dortmund verrà rimpiazzata da quest’ultima batosta che i tifosi nerazzurri sperano di poter al più presto cancellare dalla propria mente nel minor tempo possibile. La fortuna in entrambe le occasioni è stata avversa agli orobici, usciti nel giro di sei mesi dalla competizione per un rimpallo e in seguito a due errori decisivi dal dischetto, da sempre lotteria che che in pochi prescelti riescono a controllare. Parlare solo di “sfiga” pare ipocrita, perché nel calcio le colpe alla fine devono sempre acollarsele giocatori ed allenatori. È facile parlare solo di sfortuna, ma è meno facile cercare di capire le vere motivazioni razionali che hanno scaturito la dèbacle nerazzurra.

CORNELIUS- Serata che difficilmente dimenticherà il danese, e per cui per molti dovrà fare ammenda per l’eternità in uno dei gironi dell’Inferno dantesco, a patto che non si redima con qualche gol. Doveva essere la classica partita dell’ex. Un ritorno alle origini, a casa sua, dove tutto era iniziato, in uno stadio dove tra sorrisi e ricordi ci si aspettava la sua stoccata vincente, come nelle favole più belle, ma per l’ex Copenaghen rimarrà per sempre solo un incubo. La sorte lo ha reso l’antagonista principale di questa favola. La pressione sul giocatore era alta, ma l’attaccante è stato uno dei pochi a prendersi questa immane responsabilità sul dischetto. L’errore fatale dagli undici metri purtroppo rimane, e per lui d’ora in poi sarà arduo passare da caprio espiatorio di tutti i mali a eroe anche solo per un giorno. Andreas non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è da questi particolari che si giudica un giocatore, ma un giocatore si giudica dal coraggio. Per l’appunto.

GOMEZ- Quando il gioco si fa duro, i duri dovrebbero iniziare a giocare, ma non sempre si vince.Capitan Gomez ha provato a guidare per più di 210′ la sua squadra verso la gloria, ma davanti a sé di certo non pensava di trovare un muro così invalicabile. Ha fatto il massimo, ma non è bastato, e di sicuro non è apparso l’alieno ammirato con il Frosinone. Esce ridimensionato da questo scontro, ma stiamo pronti a godercelo in campionato, dove sicuramente la sua leadership non mancherà.

GASPERINI- Sono tempi duri per il Gasp. Mister dalle doti tattiche immense, ma di certo non grintoso alla Conte. Fin dai tempi dell’Inter è sempre stato accusato di dare poca carica alla squadra, cosa che ieri sera forse sarebbe servita più di alcune scelte tattiche, perché quando la squadra è in difficoltà, devi solo affidarti al cuore all’istinto dei tuoi giocatori. Il postpartita turbolento rispecchia lo stato d’animo di un allenatore rimasto scottato da un’eliminazione irrazionale pure per lui. Per questo motivo ha voluto schierare in campo a sorpresa l’ex Cornelius, ma questa volta la sua scelta di cuore non è stata premiata. Di sicuro andrà meglio la prossima. I tifosi sperano già con il Cagliari, per poter tornare a sognare in grande.

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AtalantaEditorialeNewsPrimo PianoSerie A

Atalanta, Gasperini ha trovato la chiave per la cassaforte danese

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I tre gol alla Roma hanno galvanizzato l’Atalanta che a Copenaghen vuole ripetere la prestazione dell’Olimpico

Non c’è tempo da perdere per l’Atalanta. Dopo la magnifica prestazione dell’Olimpico, stamattina i nerazzurri si sono allenati a Zingonia in vista dell’imminente sfida con il Copenaghen. Gasperini ha diviso la squadra in due gruppi. Allenamento defaticante per chi ha giocato a Roma, tattica e palestra per il resto della rosa. Il tour de force tanto temuto da Gasperini arriverà al suo culmine proprio giovedi, dove i nerazzurri si giocheranno una grande fetta della stagione. Il pareggio a reti bianche del Mapei per molti ha solamente rimandato di sette giorni un risultato scontato, e a giudicare dalla prestazione espressa dalle seconde linee con i giallorossi, di certo i nerazzurri rimangono nettamente i favoriti. Per l’occasione, il tecnico di Grugliasco ha tenuto a riposo i titolari, ma anche le cosidette seconde linee hanno dimostrato di essere all’altezza del compito. Zapata continua ad ingranare e la sua potenza fisica potrà certamente fare la differenza. Rigoni non ha deluso le aspettative e la sua rapidità sarà un’arma in più da sferrae contro i danesi. Gomez ha riposato ed è pronto a guidare la sua squadra verso la qualificazione. Una cosa è certa, Gasperini ha già trovato la chiave per scardinare la cassaforte del Copenaghen: il suo gioco. Il Copenaghen è avvisato.

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AtalantaEditorialeNewsPrimo PianoSerie A

Poker Atalanta. È Papu Gomez Show!

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L’Atalanta travolge il Frosinone all’esordio 4-0. Papu Gomez mattatore di serata con una doppietta. In gol anche Pasalic e Hateboer

Buona la prima. Dopo ben 10 anni, finalmente l’Atalanta sfata il tabù “esordio” e vince in casa contro il Frosinone. Vince e convince, non solo grazie ad una condizione fisica nettamente superiore ai ciociari.  Un poker per ripartire al meglio, ma soprattutto che dà fiducia per la sfida imminente con il Copenaghen. Senza Palomino e Ilicic, Gasperini schiera dal ‘1 Djimsiti e Pasalic, con Barrow preferito a Zapata. I numeri parlano da soli: i nerazzurri sono gli unici padroni del campo, con oltre il 60 % di possesso palla e 17 tiri. Come da copione, i ciociari cercano di chiudersi e ripartire in contropiede, ed è proprio il Frosinone a sfiorare il gol all’ 11′ con Ciano, ma è bravo Gollini a deviare sul palo. Questa rimarrà l’unica occasione frusinate, perché poi inizia il Gomez show. Al 14′ Toloi si trasforma in assistman e con un’imbucata serve in area l’argentino che trafigge Sportiello. I padroni di casa cercano con insistenza il raddoppio, ma i ciociari si chiudono e in qualche occasione riescono pure a ripartire, ma senza colpire. Allo scadere del primo tempo, punizione dal limite per gli ospiti, ma la punizione di Ciano sfiora soltanto il primo palo.

Nella seconda frazione è solo monologo nerazzurro.Dopo neanche 4 minuti arriva subito il raddoppio con Hateboer che di piatto al volo sul secondo palo non spreca l’assist al bacio di Gomez. Secondo gol consecutivo per l’olandese (primo in assoluto in campionato con la Dea). Il Frosinone ormai è in completa balia del forcing nerazzurro, e al 62′ lo scatenato Gomez ancora una volta ci mette lo zampino: dalla sinistra l’argentino sforna il secondo assist di giornata per Pasalic, che da posizione ravvicinata insacca. I padroni di casa sciorinano spettacolo, ma nell’ultimo quarto d’ora decidono di abbasare i ritmi. Allo scadere ci pensa il solito Papu a calare il poker con uno splendido destro dalla trequarti, deviato da Salamon.

PAPU ALIENO, PASALIC INGRANA LA MARCIA- Quando l’argentino sale in cattedra, difficilmente lo si ferma. Il numero 10 ha rimosso dalla testa le voci di mercato ed è tornato il trascinatore dei vecchi tempi. Doppietta e due assist alla prima di campionato per ribadire a tutti che non a caso è lui il capitano. Gasperini non lo toglie perché sa che la giocata è sempre dietro l’angolo, e quando Papu è in versione deluxe, è uno spettacolo meraviglioso. Se la Juve ha Cr7, l’Atalanta ha AG10. Ilicic può comodamente recuperare senza affanni. Un buon viatico in vista dell’imminente sfida di coppa con il Copenaghen. Anche Pasalic bagna il suo esordio con il gol, nonostante una partita tra alti e bassi. Il croato ancora deve ingranare le marce, ma è solo questione di tempo prima che Cristante sia definitivamente dimenticato.

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AtalantaCalciomercatoEditorialePrimo PianoSerie A

Atalanta, un mercato più azzurro che nero

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Cessioni eccellenti, solite scommesse su cui puntare e malumori del mister. Ecco il mercato della Dea

Da più di 12 ore le porte dell’Hotel Melia si sono chiuse ed è inevitabile l’analisi del mercato del day after. L’arrivo alla Juve dell’alieno Ronaldo è stato l’emblema di questa sessione di mercato, ma anche le altre squadre si sono notevolmente rinforzate, forse spinte proprio dal portoghese. Tra queste compare anche l’Atalanta, che è riuscita a ritagliarsi ancora una volta una fetta di notorietà tra le big. Come al solito, ci ha pensato quel vecchio volpone di Gasperini ad attirare su di sé l’attenzione, sfogandosi contro la sua società. Secondo il parere dell’ex tecnico del Genoa, la sua dirigenza non avrebbe adempiuto nel modo migliore ai suoi doveri di mercato. Tradotto: sarebbe stato meglio spendere 15 milioni per un buon giocatore che per giovani inesperti. Dichiarazioni che di certo riecheggiano ancora nell’ambiente nnerazzurro, ma che sembrano aver portato frutto. L’arrivo imminente di Emiliano Rigoni dallo Zenit ha dimostrato ancora una volta la volontà di tenere alta la concentrazione soprattutto alla dirigenza da parte dell’ex tecnico di Grugliasco. Ciò nonostante, Sartori &co. hanno chiuso in bellezza un mercato ponderato e di qualità, come al solito all’insegna del buon senso. Vediamo nel dettaglio i tre reparti.

DIFESA- la partenza di Caldara ha lasciato un vuoto difficile da colmare, e il fatto che la società non abbia preso nessun sostituto, rende questo reparto il meno attrezzato della squadra. Tuttavia, Palomino ha dimostrato di essere in sintonia con masiello e Toloi, facendo dell’argentino un baluardo più che affidabile. In attesa che il giovane Varnier si riprenda dall’infortunio e Bettella dimostri il suo talento, Gasperini ha voluto correre ai ripari tenendo Djimsiti. Chissà che non sia lui la sorpresa.

CENTROCAMPO- La vera forza della società non è stata comprare, ma non vendere. Freuler e De Roon sono rimasti e avranno il compito di fare da chioccia ai due baby Valzania e Pessina, arrivati al posto di Haas e Schimdt. La partenza di Cristante era nell’aria da mesi, ma la società non si è fatta sorprendere, scommettendo su una vecchia conoscenza del campionato come Pasalic. Il croato nelle prime uscite in EL ha già dimostrato di che pasta è fatto, entrando subito in sintonia con i compagni. Replicare la stagione del suo predecessore non sarà semplice, ma ci sono tutti i presupposti per sorprendere e soprattutto far dimenticare Soriano, passato ai granata. Anche sulle fasce la Dea ha confermato le sue frecce, regalando a Gasperini un degno sostituto come Ali Adnan, che ben conosce il campionato e che di sicuro potrà far rifiatare l’olandese e il tedesco. Da rivedere il polacco Reca, ma è ancora presto per dare giudizi affrettati, perché si sa che con Gasperini ci vuole sempre un periodo di praticantato prima di esplodere definitivamente.

ATTACCO- Da reparto a secco di gol, in pochi mesi la società è riuscita a regalare a Gasperini un attacco degno di questo nome. Petagna è andato a cercare maggior fortuna alla Spal, ma di sicuro Zapata non lo farà rimpiangere.Finalmente il tecnico di Grugliasco è stato accontentato, e ora ha solo l’imbarazzo della scelta là davanti. Per un Zapata pronto ad andare in doppia cifra, c’è un Musa Barrow che sta vivendo ancora il suo exploit e che ha bisogno di giocare con continuità. Ilicic e Gomez sono rimasti, ma non dormiranno sogni tranquilli, perché Rigoni freme dalla voglia di rubare il posto ai due funamboli. Tumminello e Cornelius con ogni probabilità vedranno il campo con il contagocce, ma se Gasperini li ha voluti tenere un motivo ci sarà. Il gol del 2-0 del danese contro l’Hapoel ha confermato che quest’anno anche le riserve delle riserve dovranno dare il 100%, e se ogni volta che entrano poi segnano, allora anche quest’anno ci sarà da divertirsi. E non venitemi a dire che ci siamo indeboliti.

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